Secondarie

I METODI DI ANALISI MORFOLOGICHE

Le analisi morfologiche evidenziano la Qualità intrinseca, cioè le forze vitali (eteriche) contenute nelle sostanze, terreno, compost, preparati biodinamici ed in particolare alimenti con cui ogni giorno nutriamo il corpo e lo spirito. Il nostro corpo si giova minimamente della parte materiale del cibo, che viene poi in gran parte smaltita, a differenza delle forze vitali  o eteriche contenute nell’alimento, che vengono invece trattenute dall’organismo.

Mentre la valutazione della parte materiale può essere eseguita con delle normali analisi chimico-fisiche, le analisi morfologiche evidenziano le qualità vitali più “sottili”, legate alle forze formatrici, e quindi consentono di valutare il prodotto nella sua totalità (metodi di analisi olistici).

Due pani, uno comune “industriale” da agricoltura convenzionale e uno biologico: probabilmente le analisi chimiche sono molto simili, ma in base alle cristallizzazioni quale preferireste mangiare?

Pane casereccio Biodinamico e Pane bianco convenzionale

Questi metodi furono sviluppati dal dottor Ehrenfried Pfeiffer, sotto incarico di Rudolf Steiner, al quale chiese: “Come mai nonostante le Sue ampie e numerose istruzioni, l’impulso spirituale, in special modo la formazione interiore, diviene tanto poco efficace nei singoli individui e questi possono mostrare, nonostante i loro sforzi, una manifestazione tanto modesta dell’esperienza spirituale? Come mai, soprattutto, nonostante la comprensione teorica, la volontà di agire, di eseguire con successo gli impulsi spirituali è tanto debole?” La risposta di R. Steiner fu: “Questo è un problema di alimentazione. Così com’è oggi realizzata, l’alimentazione non da più all’individuo la forza di render manifesto lo spirituale nel fisico. Non può essere lanciato il ponte del pensare al volere ad all’agire. Le piante alimentari non contengono più le forze che dovrebbero dare agli uomini.”

Con le analisi morfologiche, grazie alla comparazione della singola immagine del campione con quella della forma-tipo dell’analita – l’immagine “ideale” – possiamo evidenziarne in modo oggettivo la Qualità.

Abbiamo tre tipi di analisi alle quali ricorrere a seconda degli obiettivi della ricerca: la cromatografia circolare al nitrato d’argento, la dinamolisi capillare e la cristallizzazione sensibile al cloruro di rame.

La cromatografia circolare al nitrato d’argento consente di trarre preziose indicazioni sullo stato di salute del terreno o sulla qualità di un composto. Essa sfrutta la capacità di separare i diversi elementi che costituiscono il materiale da analizzare di un particolare tipo di carta da filtro, evidenziandoli tramite un reagente.

Cromatografia di un terreno                           Cromatografia di letame

La lettura del cromatogramma non solo consente di evidenziare le qualità vitali legate alle forze formatrici, ma dona anche indicazioni anche sulla struttura del terreno e sullo stato delle trasformazioni in atto; più particolarmente sull’attività microbica, sul processo di formazione dei colloidi argillo-umici, sulla mineralizzazione, sulla tendenza alla costipazione e all’asfissia, all’erosione ed al dilavamento, sulla capacità di ritenzione idrica e di rendere disponibili gli elementi.

La procedura consiste nell’”imprimere” su una carta speciale, resa fotosensibile grazie ad un’opportuna preparazione con del nitrato d’argento, la forma che la sostanza da esaminare, preventivamente estratta tramite una soluzione di soda, manifesta grazie alla capillarità della carta. In opportune condizioni di luce si “sviluppa” un’immagine che “fotografa” la sostanza analizzata.

La valutazione va eseguita confrontando il cromatogramma con le immagini che si sono ottenute da standard di riferimento.

 L’interpretazione è basata sull’impressione globale dell’immagine, sulla descrizione delle singole zone (immagine 1)  in cui il cromatogramma è suddiviso, ognuna con un significato ben preciso: zona centrale (A), zona interna (B), zona mediana (C) e zona periferica (D). È importante fare attenzione alle forme, ai rapporti tra le varie zone ed alla loro compenetrazione, ai colori ed alle loro sfumature. Bisogna soffermarsi particolarmente sulle punte della zona mediana e sugli spazi tra le punte e la zona più esterna, considerandone la geometria ed i colori.

La dinamolisi capillare è molto simile alla cromatografia circolare: anche qui si impiega lo stesso tipo di carta, ma pinzato in modo da ottenere un cilindro che sarà disposto verticalmente su un piattino sagomato per assorbire dal basso verso l’alto il succo dell’analita puro o diluito. Successivamente con l’assorbimento del nitrato di argento prima e del solfato di ferro poi si ottiene l’immagine che si svilupperà durante l’asciugatura.

Dalla descrizione si potrà passare all’interpretazione grazie al significato delle singole parti del cromatogramma e delle relazioni che sussistono tra di loro. In particolare si può schematizzare come segue: la zona centrale è collegata alla frazione minerale del suolo, la zona interna alla componente inorganica, la zona mediana a quella organica e la zona periferica all’attività microbiologica. L’ampiezza di tali zone, il loro rapporto reciproco e la demarcazione più o meno netta o sfumata indicano la presenza e la qualità della parte organica, di quella minerale e dell’attività dei microrganismi, nonchè l’equilibrio tra le suddette frazioni.  Integrando queste informazioni con l’osservazione della tonalità, dell’intensità e delle sfumature dei colori ed altri dettagli morfologici avremo un quadro globale del campione analizzato, completo di  informazioni circa lo stato dei processi di formazione o mineralizzazione dell’humus, la sua qualità, la struttura, gli eventuali danni delle lavorazioni, del costipamento o dell’inquinamento.

Mentre la cromatografia è più indicata per terreni e compost si ricorre normalmente alla dinamolisi per analizzare matrici vegetali o di origine animale.

La cristallizzazione sensibile al cloruro di rame è in grado di fornire informazioni molto dettagliate su alimenti, acqua, erbe officinali grezze o trasformate, preparati biodinamici, ecc.: grazie alla comparazione della singola immagine del campione con quella della forma-tipo dell’alimento (immagine “ideale” generata dall’alimento) ne  evidenzia in modo oggettivo la qualità.

Prodotti coltivati in armonia ed equilibrio tra le polarità delle forze di crescita e di maturazione donano delle immagini che si avvicinano molto alla forma archetipica. Alimenti che sono stati coltivati, trasformati, conservati o cotti in modo tale da demolirne le forze vitali se ne discostano in termini di struttura dell’immagine generata e di anomalie che questa presenta.

Le immagini possono dare anche delle utili indicazioni per ottimizzare il metodo di coltivazione – valutare la qualità del suolo, del cumulo, dei preparati biodinamici, delle tisane, l’influenza delle pratiche agricole, l’adattamento di una cultivar e del portinnesto al terroir –  ed il processo di trasformazione del prodotto – la longevità e l’armonia di un frutto, di un trasformato o del futuro vino, l’impatto di determinate lavorazioni o di additivi per la conservazione.

A titolo di esempio si riporta l’effetto di una filtrazione di un vino rosso prima dell’imbottigliamento:

vino non filtrato a imbottigliamentovino filtrato a imbottigliamento

L’analisi si basa sullo studio qualitativo delle forme di cristallizzazione che appaiono a seguito dell’evaporazione di una soluzione acquosa di cloruro di rame, dopo l’aggiunta della sostanza da analizzare.

La formazione e la disposizione dei cristalli durante il processo di cristallizzazione sono notevolmente influenzate dalla natura di tale sostanza e consentono di evidenziarne le qualità vitali più “sottili” In assenza di tali forze infatti il cristallo non viene organizzato, ma si dispone in modo casuale, come nell’immagine seguente.

Si lascia evaporare in una cabina a condizioni termoigrometriche stabilite la soluzione al 10% di cloruro di rame (CuCl2 diidrato forma II) con  la sostanza da analizzare in opportuna concentrazione dentro una capsula petri. A cristallizzazione avvenuta (12-15 ore) si valuta l’immagine formata dai cristalli.

L’interpretazione si effettua comparando la singola immagine del campione con quella della sua forma-tipo (immagine “ideale” di riferimento) o per comparazione tra i diversi campioni. Oltre all’impressione generale, si valutano la struttura e la tessitura dell’immagine ottenuta.

Per la descrizione della struttura si divide il reticolo cristallino in tre parti: una zona centrale dalla quale partono i fasci di cristallizzazione (caratterizzata dai vacuoli), una zona mediana ed una zona periferica (anello circolare esterno).

Per la tessitura si valutano la forma e intensità dei fasci cristallini, la loro omogeneità, la morfologia degli aghi e l’eventuale presenza di forme particolari o di anomalie.

Le analisi per immagini possono fornire importanti indicazioni in diversi campi:

  • nella quotidianità: valutazione della Qualità dei cibi che portiamo in tavola
  • nel settore agricolo: indicazioni per ottimizzare il metodo di coltivazione, per la valutazione della qualità del suolo, del cumulo, dei preparati biodinamici, delle tisane, dello sviluppo armonico della pianta, dell’influenza delle pratiche agricole, dell’adattamento di una cultivar e del portinnesto al terroir
  • nel settore alimentare: valutazione del processo di trasformazione del prodotto e comparazione tra diverse alternative, della longevità di un frutto o del futuro vino, dell’armonia di un uvaggio o di un assemblaggio di vini diversi, dell’impatto di determinate lavorazioni e additivi per la conservazione
  • nel settore medico per la diagnosi precoce di malattie ancora non fisicamente   manifeste

Un requisito importante delle analisi morfologiche è che, pur essendo analisi qualitative, consentono una valutazione “alla cieca”, cioè senza pregiudizio: il fattore umano non può influenzare i risultati, a differenza di altre valutazioni non basate su parametri quantitativi più emotive e soggettive, come quelle edonistiche.  Alcune conclusioni risultano a volte discordanti da quelle dettate dal ragionamento o dall’intuito (probabilmente non si tratta di vera intuizione), condizionate dalle aspettative. Le analisi per immagini costituiscono invece una voce “al di sopra delle parti”: sarà poi compito di ciascuno indagare sui motivi che possono eventualmente portare a risultati inaspettati.

Un aspetto che ritengo molto utile, innovativo e performante è l’uso dell’analisi morfologica (per ex. la cristallizzazione sensibile) come supporto all’etichetta per implementare il valore nutrizionale del vino o di qualsiasi altro prodotto alimentare e non).

Per chi è interessato a provare questi sistemi morfologici si rivolga al nostro centro di analisi: sono previste scontistiche per i soci di Agri.Bio.

IMAGINE di Giulio Moiraghi – laboratorio di analisi morfologiche

Strada Paniasso 18 – 10024 Moncalieri (TO)

Tel: +39-011-8133401 +39-329-0087624

www.biodin.com – imagine@biodin.com

 

 

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