Agricoltura

Francia – OGM: La Corte di Cassazione annulla il rilascio dei falciatori volontari

Christophe Noisette, maggio 2015

I Falciatori Volontari, un gruppo nato nel 2003 per “neutralizzare” le semine di piante geneticamente modificate (PGM) nell’ambiente, avevano distrutto, nell’agosto del 2010, una parcella di vigne con portainnesti transgenici dell’Istituto nazionale della ricerca agronomica (Inra). Condannati in primo grado, avevano pagato immediatamente i 57.000 € di danni e interessi che il tribunale aveva stabilito per l’Inra ma rifiutarono la condanna penale. Il 14 maggio 2014, la Corte d’appello di Colmar ha dato loro ragione e ha deciso di rilasciarli. Col suo giudizio, la Corte sottolinea dettagliatamente che l’Inra non sostiene l’assenza d’impatto come invece essa pretende (confrontare sotto). Ma il 5 maggio 2015, la Corte di Cassazione ha annullato IL RILASCIO. Il processo riprenderà in una data ancora da stabilire. Resoconto di un processo che dura ormai da più di cinque anni.

15 agosto 2010: 70 barbatelle di vigna transgenica sradicate
Nell’agosto del 2010, circa sessanta falciatori volontari, di età comprese tra i 18 e i 76 anni, hanno distrutto interamente un appezzamento di vigne portainnesto geneticamente modificate (con la transgenesi) realizzate dall’Inra di Colmar, al fine di resistere al virus del mal dell’esca. Secondo loro, << la ricerca fondamentale sugli OGM deve essere unicamente effettuata in un ambito limitato. Deve rispondere ai bisogni reali della società e non deve prendere parte al gioco del mercato >>. E continua: << coltivare dei vigneti transgenici in campo aperto per lo studio di una malattia che non minacci ala produzione francese, tende solo all’accettazione sociale degli OGM in Francia >>.
Settembre 2011 – una requisitoria relativamente leggera
Il 30 settembre, il procuratore della Repubblica aveva richiesto tre mesi di prigione con la condizionale per i non recidivi e una multa di 20,00 € al giorno per 100 giorni, per i sei recidivi. L’Inra ha richiesto 540.000 € di danni e interessi per le distruzioni causate. Interrogata dall’Inf’OGM, la responsabile della Confederazione contadini d’Alsazia ci ha confidato che << I Falciatori sono usciti piuttosto soddisfatti dall’udienza >> e che << i giudici hanno ascoltato propriamente le argomentazioni fatte dai Falciatori, in modo particolare la messa in causa della politica di ricerca mesa in atto dall’Inra >>.
Ottobre 2011 – giudizio di primo grado: indennizzo per l’Inra, condizionale e multa per i Falciatori
Il 14 ottobre 2011, il tribunale d’appello di Colmar ha condannato i Falciatori volontari recidivi a una pena di 60 giorni di ammenda di 20€ al giorno (per la somma di 1200 €) e i non recidivi ad una pena di due mesi di prigione con la condizionale. Quanto al pregiudizio morale, è stato valutato dal Tribunale il pagamento simbolico di 1€. Infine l’Inra beneficerà di un indennizzo di 57.000 €.
Come premessa a questo verdetto, l’Inra ha trasmesso all’insieme del personale un messaggio che precisava: << In occasione di questo verdetto, la direzione generale ci richiede la più grande mobilitazione per difendere la nostra libertà di ricercatori esponendoci chiaramente coi camici bianchi >>. La Direzione ha organizzato, per i dipendenti pronti a mobilitarsi, una riunione col direttore della comunicazione, Jean-François Launay, alla vigilia della delibera, << al fine di preparare i messaggi che gli uni e gli altri saranno portati a trasmettere come risposta alle domande dei Falciatori o dei giornalisti >>. In questa nota ha pure precisato che << presto saranno pronti e a nostra disposizione degli striscioni con degli slogan chiari >>. Curiosa questa pratica dell’Inra …
i Falciatori ricorrono in appello sul penale ma non sul civile
I Falciatori volontari, condannati in primo grado, sono ricorsi in appello sul penale ma non sul civile … In effetti, sono stati condannati, civilmente, a indennizzare l’Inra. Non sono ricorsi in appello sulla loro condanna civile, principalmente per due motivi: temevano di vedere i danni e gli interessi divenire sempre maggiori; e si auguravano di vedere giudicata la questione alla base. Ottenere un annullamento dal penale avrebbe potuto avere autorità di legge: sarebbe dunque stata una riconoscenza dello stato di necessità. I Falciatori non hanno intenzione dunque di “inquinare” i dibattiti con delle questioni materiali sull’ampiezza del pregiudizio subito dall’Inra. I Falciatori hanno pagato fino ad ora l’ammontare delle spese ad Inra.
L’Inra ha chiesto di costituirsi parte civile dell’appello penale. Un’ordinanza del giudice, datata 8 giugno 2012, ha rifiutato all’Inra tale diritto per questo appello considerato il fatto che l’Istituto non deve partecipare a questi dibattiti, per motivi tecnici e giuridici. Malgrado quest’ordinanza, l’Inra ha comunque tentato di partecipare il giorno dell’udienza, ma la Corte ha confermato la sua decisione precedente. L’Inra ha fatto ricorso in appello contro questa decisione davanti alla Corte di Cassazione che, il 20 marzo 2013 e il 18 dicembre 2013, l’ha rifiutato.
I falciatori sottolineano che non si rifiutano di dibattere con l’Inra, contrariamente a ciò che questo Istituto afferma alla stampa. In effetti, essi hanno agito a viso scoperto di giorno, e si sono presi le proprie responsabilità con la polizia.
Marzo 2014: il processo in appello: il procuratore chiede l’annullamento delle pene con detenzione con la condizionale
Il 19 e il 20 marzo 2014, i 54 imputati sono stati convocati. Hanno difeso le loro azioni con argomentazioni giuridiche, scientifiche e politiche: << Fin quando la democrazia sarà derisa su tutti i livelli, non resterà che la disobbedienza civile per farsi ascoltare >>, precisano in un comunicato stampa. Questo processo è una nuova occasione per il gruppo dei Falciatori volontari per esprimere il loro radicale rifiuto di tutte le semine di piante geneticamente modificate nell’ambiente. Tale distruzione era dunque << necessaria >> nel senso in cui essi pensano di aver agito << di fronte a un pericolo imminente >>. Lo stato di necessità, previsto dal codice penale, è stato accettato più volte da un tribunale.
Due elementi meritano anche di essere menzionati: da una parte, una certa illegalità dell’impianto. Questo è rimasto in terra malgrado l’assenza di un’autorizzazione legale nel periodo che va dal 1 gennaio al 17 maggio 2010. Così, per rispettar la regolamentazione, l’Inra stessa avrebbe dovuto “falciarlo”, nell’attesa della nuova autorizzazione. I Falciatori hanno d’altronde sporto denuncia per tale illegalità. Denuncia rigettata la prima volta, dal Pubblico Ministero per “mancanza di prove”, ma ripresentato inseguito al decano dei giudici d’istruzione di Colmar. Peraltro, i Falciatori sottolineano un’ulteriore illegalità: contrariamente a ciò che il diritto europeo impone, in caso di incertezze su determinati pericoli di tali impianti di OGM nell’ambiente (come le contaminazioni o le ricombinazioni virali genetiche scoperte dall’Inra stessa), le loro messe a punto devono essere precedute da uno studio di probabilità d’occorrenza di tali pericoli per mezzo degli impianti limitati precedenti. L’Inra non ha fatto nulla di tutto ciò. E, come sottolineato propriamente da uno degli avvocati, << poiché il reato consista, bisogna che la parcella sia stata autorizzata >>.
D’altra parte, la Corte d’Appello ha rifiutato sei testimoni su dieci, adducendo come pretesto il fatto che questi avevano già avuto la possibilità di esprimersi durante il processo di primo grado. L’avvocato dei Falciatori ha sottolineato ai giudici che si trattava di un oltraggio al diritto della difesa. Quindi hanno testimoniato Claude Bourguignon, Patrick de Kochko e Christian Vélot.
Mentre i Falciatori chiedevano dunque il rilascio, il Procuratore della Repubblica ha richiesto invece dei giorni di multa – senza quantificarli – per tutti gli imputati, multe che ha chiesto di modulare sulla base del reddito e la recidiva. Ha dunque l’asciato l’ammontare della cifra a stima dei giudici. Ha anche chiesto l’annullamento delle pene detentive con la condizionale. Infine, il procuratore non si è opposto alla richiesta dei Falciatori di non far segnare tale condanna sulla fedina penale B2. Per Guillaume De Crop, uno degli imputati, raggiunto telefonicamente dall’Inf’OGM, la requisitoria è stata << clemente >>. Egli suppose inoltre che, visto che << i giudici erano in loro ascolto >>, il verdetto sarebbe stato alleggerito, paragonato a quello di primo grado.
14 maggio 2014: la Corte d’Appello rilascia i 54 Falciatori volontari
Alleggerito… Guillaume de Crop non poteva crederci. Non si aspettava assolutamente un tale giudizio: un rilascio in appello! Una prima volta per i Falciatori. Essi erano già stati rilasciati più e più volte in primo grado, ma la Corte d’Appello aveva sistematicamente annullato questi rilasci a favore di pene detentive con la condizionale e multe. A Colmar, la Corte ha riconosciuto una delle argomentazioni dei Falciatori, appena è venuta a conoscenza del fatto che l’impianto deliberato dal Ministero dell’Agricoltura era illegale. In questo modo non poteva sussistere il reato di distruzione. Ciononostante, i 54 Falciatori sono stati giudicati colpevoli di << violazione di domicilio >>, ma non condannati con delle pene.
La Corte considera il fatto che l’Inra non ha effettuato una valutazione adeguata
La Corte d’Appello, nel suo giudizio, non è molto comprensiva nei confronti dell’Inra, né con l’Alto Consiglio sule Biotecnologie (HCB). Ha considerato il fatto che la richiesta non corrispondeva alle esigenze imposte, in termini di valutazione, dalla regolamentazione europea. Concretamente, il giudice ha osservato che la richiesta dell’Inra << si accontenta di affermare, senza fornire il minimo dato scientifico, che l’impianto non genererà alcun rischio, da una parte, per l’ecosistema, riconoscendo che se si manifestasse una certa resistenza da parte della pianta, non sarebbe da escludere un’eventuale evoluzione della popolazione virale; d’altra parte, per la salute umana, essendo sostenuto unicamente [sic] “noi non abbiamo osservato alcuna anomalia nel personale che opera a stretto contatto con queste piante da più di 4 anni” >>. Il giudice ha inoltre analizzato il fatto che tali affermazioni non sono << per niente sostenute neanche dalla minor elemento nel momento in cui i testi sopra citati impongono al richiedente di fornire effettivamente (..) degli elementi che permettano di valutare l’impatto dell’impianto >>. Aggiunge inoltre che il dossier << non contiene alcuna informazione dell’eventuale incidenza sulla dinamica della popolazione delle specie nel’ambiente recettore e sulla loro diversità genetica >> e che << non conteneva nessuna analisi reale degli effetti negativi indiretti, nessuno studio di probabilità sul verificarsi di tali effetti negativi (…) non facendo altro che nascondere tali rischi senza alcuna dimostrazione scientifica, ritenendo solo che il trasferimento e la mobilizzazione delle sequenze nate dalla trans genesi verso i batteri del suolo sono poco probabili >>. Riprende inoltre l’Inra sul fatto che la richiesta << precisa ugualmente (…) che la ricombinazione dei virus non è mai stata osservata in pieno campo con delle piante transgeniche (…) mentre il giorno della presentazione della domanda certi scienziati hanno pubblicato degli studi determinando il rischio della ricombinazione dei virus prodotti dalle piante GM, cosa che l’Inra (…) non poteva ignorare >>; inoltre aggiunge che l’Inra non ha indagato << sulle possibili conseguenze di un’eventuale propagazione di transgenesi per mezzo di insetti pungenti o succhiatori e che la domanda non contiene alcuna analisi sulla verifica della stabilità genetica degli organismi modificati, [(…) e che] l’assenza degli elementi sopra citati non può essere giustificata dal carattere puramente sperimentale dell’impianto, dal momento che quest’ultimo doveva essere effettuato in un ambito non confinato >>…
Il giudizio conclude dunque << tenuto conto della mancata presenza di un reale studio sull’impatto dell’impianto in questione, corrispondente alle esigenze regolamentari e, malgrado l’avviso dell’Alto consiglio sulle biotecnologie, ha luogo a fare diritto all’eccezione d’illegalità invocata; che in effetti, è mediante un evidente errore di stima dei rischi inerenti all’operazione litigiosa che l’autorità ministeriale à dato l’autorizzazione a quest’ultima >>…
Lo stato di necessità non riconosciuto dalla Corte
La Corte invece rifiuta lo stato di necessità e riconosce i Falciatori colpevoli di << violazione di domicilio >>. In effetti, l’articolo 122-7 del codice penale che definisce questo stato di necessità impone che il << pericolo combattuto dev’essere attuale o imminente, vale a dire reale e non eventuale e che la persona che lo invoca dev’essere presente direttamente all’evento, ciò non è il caso in questione però, la maggior parte degli imputati provengono da altre regioni oltre l’Alsazia >>, e d’altra parte << i dibattiti non hanno dimostrato (…) la certezza che gli OGM impiantati sui portainnesti della parcella possano rappresentare realmente un pericolo attuale o imminente per l’ambiente e per l’economia delle colture tradizionale e biologiche >>. La Corte precisa che << l’esistenza di un rischio/pericolo […] della coltura degli OGM fa nascere ancora nuovi dibattiti in seno alla comunità scientifica >>. Conclude dunque, dicendo che << non è stabilito che il reato di violazione di domicilio commesso dagli imputati fosse necessario per la salvaguardia di una persona o di un bene, a meno che ammettere che la semplice possibilità del rischio in cui la preservazione di un interesse considerato da loro come superiore o socialmente utile possa dare il diritto di commettere i fatti sopra citati >> e che << il ricorso alla distruzione delle recinzioni (…) era manifestatamente sproporzionato rispetto alle minacce fatte >>.
Ricordiamoci di nuovo che questo processo in appello non verteva sui danni e gli interessi dell’Inra, bensì sul giudizio penale.
Impianti sui campi di OGM: la direzione dell’Inra e il sindacato Sud Recherche si oppongono
Nulla va verso la direzione dell’Inra e del sindacato Sud Recherche, dopo il rilascio dei Falciatori a Colmar. Prima di tutto, la direzione dell’Inra ha sottolineato, in un comunicato stampa, << che la colpevolezza degli imputato rimane comunque stabilità >> poiché, secondo lei e, contrariamente a ciò che la Corte d’Appello di Colmar afferma, l’Inra avrebbe << perfettamente rispettato la regolamentazione in vigore >>. In un dibattito pubblicato il 14 maggio, il presidente dell’Inra, François Hullier, si è augurato di rilanciare il dibattito sul ruolo e il posto della ricerca pubblica. Ha deplorato la << paralisi della ricerca pubblica sugli OGM >> dal fatto dell’azione dei Falciatori volontari. Riconosce tuttavia che il ministro dell’Agricoltura ha augurato che la Francia si possa orientare verso l’agro-ecologia. E che << se non fossero i ricercatori a prendere delle decisioni tecnologiche e scientifiche di una società (…) questa scelta democratica non deve portare il servizio pubblico di ricerca ad abbassare la guardia sui suoi lavori sugli OGM >>. Conclude il suo dibattito con una serie di domande sugli OGM: << Possiamo effettivamente rinunciare a studiare – come esige sovente la società – i loro impatti ambientali o sanitari dal momento che la loro espansione mondiale è una realtà? Possiamo lasciare ad altri il controllo delle tecnologie più recenti e reprimere così la competitività delle imprese francesi ed europee sui mercati stranieri? Possiamo rinunciare ad esplorare le potenzialità di tali tecnologie (…)? Infine, possiamo dunque veramente fare l’economia di impianti scientifici nei campi in condizioni controllate, per affrontare le differenti sfide? >>… Domande alle quali il sindacato Sud risponde…
Il sindacato non considera che i Falciatori paralizzano la ricerca, ma al contrario, che essi pongano delle domande appropriate: << se pensiamo che avrebbero potuto prendere in considerazione altre forme d’azione piuttosto che la falciatura, condividiamo una buona parte di analisi difese in maniera convincente durante il primo processo del 2011. In particolare, l’illusione secondo la quale le biotecnologie sarebbero la soluzione ai problemi creati dal sistema agricolo intensivo dev’essere combattuta >>. Un supporto dunque alle idee difese dai Falciatori, ma non ai loro modi di agire. Il sindacato si dice anche << afflitto e contrariato dal comunicato stampa della direzione dell’Inra >>. Per il sindacato, << è tempo che cambi la strategia comunicativa del nostro Istituto >>. Ricorda la “manifestazione” che l’Inra aveva organizzato davanti al tribunale di Colmar nel 2011. Sud Recherche chiede dunque alla direzione dell’Inra << di abbandonare tale comunicazione in forma di marketing al fine di tornare a fare della vera informazione >>. Comunicazione che non tiene conto del rifiuto degli OGM da parte dei francesi e degli europei da più di 15 anni e che non mette in conto alcun tipo di rimessa in causa delle scelte strategiche messe in atto. Sud Recherche denuncia << uno squilibrio dei mezzi >> tra le diverse vie d’innovazione agronomica. Citando il portavoce delle Nazioni Unite, Olivier de Schutter, questi ricercatori dell’Inra chiedono di << investire massivamente (…) verso delle soluzioni durature d’innovazione nell’ agricoltura, basate sul rispetto degli uomini e dell’ecosistema >>. Tali posizioni non sono nuove: il sindacato aveva già comunicato chiaramente , in seguito all’azione dei Falciatori di Colmar. Nell’agosto del 2010 affermava: << che gli OGM non costituivano una soluzione nel futuro dell’agricoltura [(…) e che] che altre vie di ricerca sulle pratiche culturali restavano sotto-utilizzate >>. E per concludere che coloro che minano la ricerca pubblica, non sono quelli controllati dalla direzione dell’Inra, bensì la << il brevetto del vivente, e la logica d’innovazione commerciale a breve termine >>. Il sindacato Sud Recherche ha denunciato nel 2010 la creazione di un Premio di Compartecipazione Collettiva, ribattezzato dai difensori di un servizio pubblico egualitario “Premio d’Iniziazione ai Contratti”, che favorirebbe l’ << orientamento delle ricerche verso i soggetti suscettibili di essere i più “remunerativi”, a scapito dell’interesse pubblico >> e inciterebbe specialmente << a non spendere tutto il budget dei crediti previsto inizialmente – sui mezzi di funzionamento dei laboratori e del personale in CDD – per costituire una rimanenza, il più consistente possibile, da poter dividere alla fine del contratto >>. La ricerca pubblica si rafforza sempre di più nell’ambito dei rapporti pericolosi con l’industria. In mancanza di mezzi sufficienti, il personale è << costretto a trovare dei finanziamenti esterni per poter lavorare >> e lo stabilimento della PIC inseriscono i ricercatori << in un permanente conflitto di interessi tra i mezzi di funzionamento dei loro laboratori e i propri portafogli >>.
L’opposizione tra la direzione dell’Inra e il sindacato Sud è rivelatrice di una controversia che attraversa tutta la società. Da un lato, la direzione tenta di difendere una Scienza minacciata; dall’altro, i sindacalisti argomentano a favore di un riposizionamento degli assi di ricerca verso un’agro-ecologia duratura. Tale dibattito in seno all’Inra invita a porci alcune domande: la scienza è un oggetto neutro, priva di tutti gli a priori culturali? Fare una perizia sulle biotecnologie vegetali può legittimare una ricerca in pieno campo? Si può e si deve sperimentare tutto? Quali sono i limiti etici alla ricerca? La biologia molecolare o l’agro-ecologia sono due approcci “equivalenti”, o il riduzionismo dell’una e il sistematicità dell’altra si oppongono in maniera frontale? Possono coesistere le ricerche in questi due ambiti senza che l’una danneggi l’altra?
5 maggio – la Corte di Cassazione annulla il rilascio
La Corte di Cassazione, nella sua sentenza del 5 maggio 2015, ha annullato “parzialmente” il giudizio della Corte d’Appello del Colmar che ha rilasciato i Falciatori volontari. La Corte considera in effetti che la Corte d’Appello non ha sufficientemente giustificato l’illegalità dell’autorizzazione dell’impianto, in particolar modo non citando gli articoli sulle ricombinazioni virali, o non esprimendosi sul perché ha ignorato il parere dell’Alto Consiglio sulle Biotecnologie (HCB). L’avvocato del Falciatori osserva che << si tratta di una cassazione in forma pura >>. Il processo è stato rinviato alla Corte d’Appello di Nancy, quindi vi sarà un terzo processo ai Falciatori volontari.

WhatsApp Scrivici su WhatsApp