3° MANDILLO DEI SEMI
LIBERA FESTA DEL LIBERO SCAMBIO
di SEMI autoriprodotti di ortaggi e cereali
di MARZE di varietà da frutta locali
di LIEVITI per l’autonomia familiare
Torriglia (Genova)
17 gennaio 2010, dalle 10 alle 17
nella sede del Parco Antola
organizzazione CONSORZIO DELLA QUARANTINA
patrocinio del Parco Antola e della Rete Semi Rurali
per informazioni, scrivere a scrivi@quarantina.it o chiamare 347.9534511
COMUNICATO STAMPA
Per incoraggiare l’autoproduzione di sementi e l’incontro
fra i coltivatori – per mestiere o per passione – il CONSORZIO
DELLA QUARANTINA di Genova, con il patrocinio del Parco Antola e della
Rete nazionale Semi Rurali, domenica 17 gennaio 2010 (ore 10/17) organizza
a Torriglia (nella Sede del Parco, a 30 Km da Genova sulla strada
GE/PC) il 3° MANDILLO DEI SEMI, giornata dedicata allo scambio
di sementi autoprodotte di ortaggi e cereali, di marze di varietà
da frutta locali, di lieviti per l'autonomia familiare (le madri dell’aceto,
del pane, dello yogurt).
La giornata è aperta a TUTTI quelli che vogliono partecipare
portando con sé qualche seme, marza o lievito autoprodotto
da scambiare.
Sono attesi scambiatori di semi da tutte le regioni italiane.
Semi di casa
Saper fare da sé le sementi dei propri ortaggi e cereali prima
degli anni 1950 era ancora pratica comune e diffusa; poi, a partire
da quegli anni, i semi di casa sono stati poco a poco e, infine, definitivamente
sostituiti da quelli venduti nei consorzi agrari, selezionati dalle
ditte sementiere del nord Europa per produrre varietà standardizzate,
adatte all’agricoltura industrializzata, più redditizie
ma anche più vulnerabili.
Quel saper fare e, con esso, il potere dei contadini sulla riproduzione
del proprio cibo e dei propri prodotti è venuto meno nel giro
di trent’anni, ché davvero basta il silenzio di una generazione
perché la memoria sociale si interrompa e la trama della cultura
cominci a sfilacciarsi, e poche cose sono così fragili e continuamente
a rischio come la memoria.
Ora, lentamente, il sapere che non ci è stato consegnato lo
stiamo ricostruendo e di nuovo impariamo a riprodurre le varietà
dell’orto e del campo. E non è così importante
che siano proprio quelle tramandate nei nostri luoghi: se lo sono
è meglio, ma se non lo sono va bene lo stesso, perché
ciò che importa non è fare della tradizione un museo
né un’ideologia, ma recuperare quel saper fare e riprendere
autonomia e potere sul nostro cibo e i nostri prodotti.
Dunque rimettiamoli i semi delle varietà che abbiamo e che
troviamo, anche se sono varietà commerciali, anche se sono
ibridate (purché, ovviamente, non sterili). Riseminata per
anni con continuità, qualunque varietà per quanto può
si adatta a una terra e al suo clima e, poco o tanto, si modifica
nella forma e nel comportamento, diventando nel tempo “nativa”
di quel luogo.
Anche noi siamo così.