2a FESTA DI SAN MICHELE
Domenica 17 settembre
ore 9,00 – 21,00
Loc. S. Sebastiano, 1 - Cissone (CN)
CONVEGNO “Quali energie per il nostro futuro? ”
Ore 9,30 Mercatino di prodotti biologici ed artigianato
Dalle ore 9,00 alle ore 19,00 1° Mercatino per i bambini (scambio e vendita
giochi, libri e oggetti vari )
Pioggia, freddo e sul finire
anche la nebbia. Occorre davvero una buona ragione per muoversi da casa in una
domenica così. E il numeroso pubblico che ha animato la giornata del 17 settembre
a Cissone ha confermato con la sua presenza che il tema dell’energia è davvero
un buon motivo per sopportare qualche disagio. La pioggerella autunnale delle
prime ore del mattino si è irrobustita con il trascorrere delle ore senza riuscire
peraltro a intaccare l’atmosfera di festa e di allegria della 2° Festa di San
Michele e subito dopo pranzo anche le ultime nuvole, scoraggiate dall’inossidabile
buonumore degli irriducibili del biologico, hanno sgomberato il cielo per cedere
il passo alla musica e alle danze occitane dei Lou Serpent. “Quali energie per
il nostro futuro?”. Questo il titolo del convegno al quale hanno partecipato
come relatori Maurizio Pallante, già noto come autore del libro “La decrescita
felice”, l’ingegner Mario Palazzetti, una sorta di Archimede Pitagorico della
tecnologia applicata alla riduzione dell'impatto ambientale (molti dei suoi
80 brevetti sono di tecnologie non energivore e non inquinanti), Antonio Falasco
e Gianni Pilati impegnati entrambi sul fronte del risparmio energetico nelle
famiglie a partire dalla costruzione razionale delle abitazioni e Paolo Ermani
esperto di livello internazionale in bioedilizia, fonti rinnovabili e risparmio
energetico. Fonti rinnovabili e risparmio energetico: due facce della stessa
medaglia. Perché non ha senso preoccuparsi del modo con cui si produce energia
quando se ne spreca una quantità scandalosa. Si pone grande attenzione sui consumi
energetici legati ai trasporti ma ben maggiore è il consumo legato alle abitazioni.
Alcuni dati saltano all’occhio, tanto paradossali da sembrare incredibili: in
media un’abitazione italiana disperde nell’ambiente più del 60% dell’energia
che consuma (e che paga). L’efficienza di una lampadina elettrica è pari al
2%, cioè a monte del nostro lampadario ci siamo persi per strada il 98% dell’energia
necessaria per accendere la luce nel nostro soggiorno di casa. Parlare di energie
alternative è importante, guardare alle fonti rinnovabili è doveroso, ma se
non si lavora seriamente sull’abbattimento degli sprechi è come tentare di riempire
d’acqua un secchio bucato. Prima di aumentare la portata dell’acqua si provvede
a tappare il buco! L’animato dibattito che è seguito all’esposizione dei relatori
si è protratto ben oltre la mattinata e solo i profumi della rinomata cucina
langarola hanno infine convinto i congressisti a occuparsi del rinnovo delle
proprie energie e a rivolgere l’attenzione al sostanzioso pranzo a base di prodotti
biologici e biodinamici della zona. Nel pomeriggio, complice anche qualche timido
raggio di sole, la giornata è entrata nel vivo della festa con i numerosi intrattenimenti
offerti: dalla musica dei Lou Serpent alle danze occitane, un insolito quanto
agreste banco di beneficenza, lo spettacolo di Raffaele Cesano il Giocattolaio,
il mercatino dei produttori locali Il mercatino bio piccoli produttori e produttori
piccolissimi E ancora bruschette, polenta e Bagna del Diau per rinfrancare corpo
e spirito degli astanti nell’aria frizzantina di settembre. A sera, finalmente
un bel sole rosso e arancio a salutare, con un tramonto straordinario la chiusura
della 2° Festa di San Michele di Agri.Bio. a Cissone lasciando sospesa nell’aria
una sola domanda: Quali energie per il futuro?
Fare della politica energetica e ambientale il fulcro della politica economica
e industriale
Maurizio Pallante
1. L’efficienza con cui si usa l’energia in Italia è molto bassa. Il nostro
sistema energetico è come un secchio bucato che nei processi di trasformazione
dalle fonti fossili agli usi finali e negli usi finali (calore, freddo, forza,
illuminazione) spreca sotto forma di calore degradato più energia di quella
che rende disponibile.
2. I consumi delle fonti fossili si suddividono in tre categorie più o meno
equivalenti: il riscaldamento degli ambienti; la produzione di energia termoelettrica,
l’autotrasporto. Nel riscaldamento degli ambienti la legge tedesca non consente
di superare i 70 kWh al metro quadrato all’anno. Le case passive (l’unico settore
trainante nell’edilizia tedesca) non possono superare i 15 kWh/m2/a. In Italia,
con un clima molto più mite, si calcola (ma nessuno sa fornire dati precisi)
che si raggiungano i 150-200 kWh/m2/anno. Il rendimento medio attuale del parco
centrali termoelettriche è del 38%. I cicli combinati raggiungono il 55%. La
cogenerazione diffusa, oggi assolutamente sottoutilizzata, il 94%. Nel settore
automobilistico, dopo il dimezzamento dei consumi avvenuto negli anni settanta,
non ci sono stati ulteriori miglioramenti, ma Greenpeace negli anni novanta
ha fatto costruire un’autovettura che supera i 40 km con un litro di benzina
e le case automobilistiche hanno già realizzato prototipi di medie cilindrate
che raggiungo i 100-120 km con un litro di benzina.
3. Allo stato attuale della tecnologia è quindi possibile dimezzare i consumi
di fonti fossili accrescendo l’efficienza dei processi di trasformazione energetica
e utilizzando quei veri e propri giacimenti nascosti di energia costituiti dagli
sprechi, dalle inefficienze e dagli usi impropri.
4. Accrescendo l’efficienza, si riducono i consumi di energia alla fonte a parità
di servizi finali. Pertanto si riducono contemporaneamente le emissioni di CO2
e i costi della bolletta energetica. I vantaggi ecologici sono direttamente
proporzionali a quelli economici.
5. Questo è inoltre il pre-requisito per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili,
che hanno rendimenti molto inferiori e molto più irregolari delle fonti fossili.
Se i consumi energetici (di cui almeno la metà sono sprechi) si riducono, le
fonti rinnovabili possono soddisfarne una quota significativa, altrimenti il
loro contributo rimane irrisorio.
6. Una politica energetica finalizzata a ridurre le emissioni di CO2 deve pertanto
articolarsi in due fasi: la riduzione al minimo dei consumi e la soddisfazione
dei consumi residui nei modi meno inquinanti a parità d’investimento.
7. La clausola economica è fondamentale se si vuole fare un discorso concreto.
Un esempio lo chiarirà. Il fotovoltaico azzera le emissioni di CO2, ma 1 kW
di potenza di picco costa 10 volte di più di 1 kW in cogenerazione diffusa,
che le riduce invece del 50%. Quindi, a parità d’investimento la cogenerazione
diffusa riduce le emissioni di CO2 5 volte di più del fotovoltaico.
8. Il passo preliminare per favorire lo sviluppo delle tecnologie che riducono
le emissioni di CO2 è un’accurata diagnosi energetica degli utilizzatori finali
di energia per capire dove e come, a parità d’investimento, si possono ottenere
le maggiori riduzioni di sprechi, inefficienze e usi impropri. E i risultati
migliori in termini ambientali sono i risultati migliori in termini economici.
9. La chiave di volta per avviare un meccanismo di questo genere sono le ESCO
(Energy Service Company), società che realizzano a proprie spese le ristrutturazioni
energetiche per i loro clienti, richiedendo in cambio, per un numero di anni
prefissato contrattualmente, i risparmi economici conseguenti ai risparmi energetici
che riescono a ottenere. Queste imprese si assumono il rischio finanziario e
più sono capaci di accrescere l’efficienza, cioè di ridurre le emissioni di
CO2 a parità di servizi energetici finali, più guadagnano.
10. Questo meccanismo concorrenziale sarebbe estremamente vantaggioso per gli
enti pubblici, perché consentirebbe loro di ridurre i propri consumi senza effettuare
spese d’investimento, e di mettere in concorrenza le aziende sulla durata del
pay back. La maggiore efficienza e il maggior risparmio richiedono infatti i
tempi di ritorno più brevi. In questo modo si darebbe una spinta determinante
allo sviluppo delle tecnologie che riducono le emissioni di CO2 a parità di
servizi finali dell’energia.
11. Le tecnologie che accrescono l’efficienza energetica sono economicamente
mature e, spesso, trasferibili da altre applicazioni. Ad esempio: per costruire
microcogeneratori (un motore automobilistico collegato con un alternatore, inseriti
in una scatola di metallo) occorrono le stesse professionalità, gli stessi impianti
e le stesse tecnologie del settore automobilistico.
12. A differenza delle fonti alternative, il miglioramento dell’efficienza energetica
non richiede finanziamenti pubblici e a parità di investimento riduce di un
ordine di grandezza in più i consumi di fonti fossili: dai decimi di punto alle
decine di punti percentuali.
13. Una politica energetica impostata in chiave economica, e non ideologica,
può essere il fulcro di una ripresa produttiva e occupazionale che consentirebbe
ai paesi industrializzati di uscire dalla attuale fase di recessione, mentre
gli strumenti tradizionali di governo dell’economia (abbassamento del costo
del denaro, lavori pubblici e incentivazione dei consumi attraverso una riduzione
delle tasse) hanno dimostrato di essere diventati inefficaci. Si pensi agli
effetti occupazionali che avrebbe un programma di politica economica incentrato
sulla ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio nazionale per allinearlo
agli standard della legislazione tedesca, oppure sulla produzione di micro-cogeneratori
a compenso della minore produzione di automobili negli stabilimenti Fiat.
14. La stessa metodologia operativa può essere applicata in tutti gli altri
settori che generano gravi forme di impatto ambientale (ad esempio: i rifiuti),
o a quelle risorse che iniziano a scarseggiare (l’acqua); perché la causa di
questi fenomeni consiste soprattutto negli usi inefficienti e negli sprechi.
Molto di quanto negli attuali processi produttivi diventa rifiuto o emissione
inquinante, con opportune tecnologie può tornare a essere materia prima per
altri processi produttivi, determinando una riduzione di costi direttamente
proporzionale alla riduzione dell’impatto ambientale.
15. Fare uscire dalla sua specificità la politica energetica e ambientale per
farla diventare la chiave di volta della politica industriale ed economica è
l’unico modo per ottenere risultati significativi sia in termini ecologici,
sia in termini produttivi e occupazionali. Questo è l’unico modo per avviare
un circolo virtuoso nei paesi industriali avanzati, con effetti benefici anche
per i paesi non industrializzati, sia perché consente una più equa redistribuzione
delle risorse, sia perché indica un modello di sviluppo ecologicamente più compatibile
di quello che alcuni di essi stanno intraprendendo. L’uso più efficiente delle
risorse diminuisce infatti i costi di produzione e i risparmi economici che
ne conseguono consentono di pagare gli investimenti, i salari e gli stipendi
nei settori produttivi e nelle tecnologie che accrescono l’efficienza nell’uso
delle risorse. L’occupazione necessaria a ristrutturare energeticamente il patrimonio
edilizio o a produrre cogeneratori sarebbe pagata dalla diminuzione dei costi
di importazione dei prodotti petroliferi. Più si accresce l’efficienza, più
si risparmia, più si può investire nella crescita dell’efficienza. Questo è
il nuovo circolo virtuoso che deve essere innescato per risanare l’ambiente
e il sistema economico e produttivo.
16. Un sistema di incentivi e disincentivi fiscali finalizzato ad accrescere
gli investimenti nelle tecnologie che migliorano l’efficienza energetica, e
più in generale nell’uso delle risorse, è pertanto l’elemento decisivo per rilanciare
l’economia, consentendo contemporaneamente di accrescere l’occupazione e ridurre
l’impatto ambientale.
Maurizio Pallante
mauriziopallante@virgilio.it