Perché bere un vino biodinamico

“Perché bere un vino biodinamico”. E’ questo il titolo del seminario di Nicolas Joli, svoltosi nei giorni del 9 e 10 gennaio presso la sede di AgriBio a Cissone. Si tratta ormai di un appuntamento tradizionale, che si ripete da diversi anni, e che ogni volta diventa un’esperienza unica e intensa per i partecipanti. La vastità di conoscenza e l’esperienza diretta di lunghi anni di vitivinicoltura di Nicolas Joli rendono i suoi seminari sempre diversi e mai ripetitivi. La costante riflessione e l’approfondimento della realtà rurale e delle forze che muovono l’organismo agricolo, unite a un’incredibile capacità oratoria, consentono a Nicolas di affascinare l’uditorio e di dare sempre nuovi spunti di riflessione agli astanti.
Oltre 35 persone, provenienti dalla Puglia al Trentino, hanno potuto “dissetarsi” dalla grande esperienza che Nicolas Joly sa trasmettere e che ogni anno migliora ed affina con nuove considerazioni ed esperienze.
Nicolas porta grande attenzione oltre che al modo di produrre anche al rispetto che si deve avere del vino nella trasformazione, nella cantina, dove nulla deve disturbare l’evoluzione del vino: in questo fa sempre riferimento alle interferenze che si hanno per il campo magnetico dato dallo scorrere dell’energia elettrica e che può essere schermato da un semplice disgiuntore.
Un altro aspetto trattato sono state le “forme”: della cantina, delle botti, delle bottiglie come elementi indissolubili per affinare e bere un vino vivo.
Una cosa nella quale mi trovo completamente d’accordo e che con il sempre maggior uso di lieviti chimici, enzimi, ed altre porcate si “ammazza” il vino rendendolo globale, piatto, e perdendo le caratteristiche del territorio e sempre più oggi il consumatore comincia a sentire la differenza fra il vino (fatto con i lieviti autoctoni ed il minor impatto con lavorazioni che lo snaturano) e le bevande , ossia i vini superlavorati, morti e che dicono poco e che sempre più saranno invenduti.
A fine marzo avremo disponibile il CD audio di questo seminario di Nicolas Joly che , come vi ho detto, è stato veramente eccezionale e consiglio di ascoltare a chi non sia potuto partecipare.
Stefano Bellotti con la sua traduzione ha ottimamente supportato Nicolas oltre che essere il referente per l’Italia di Reinassance d’AOC, l’associazione che raggruppa i viticoltori che lavorano con Nicolas Ioly.
Dopo un ottimo pranzo con risotto al barolo, tagliatelle ai funghi, coniglio langarola al Montemarino ed una panna cotta strabiliante serviteci dalla Locanda dell’Arco ci siamo preparati per la degustazione sotto la guida di Fabio Luglio, direttore della Velier, sommelier esperto ed amante di vini veri di qualità.
A partire dalle ore 15,00, nella tipicissima e raffinata cornice del Ristorante dell’Arco di Cissone (CN) Fabio Luglio ha avviato la degustazione in cieco di un campione di 17 vini biologici e biodinamici fortemente caratteristici con la partecipazione di 50 persone:

Muscadet Expression de Granite 2006 - Domaine de l'Ecu (Loira - Francia)
Gavi Filagnotti (2006) - Cascina degli Ulivi (Novi Ligure AL)
Mosel Riesling Spatlese Trocken*** 2006 - Weingut Clemens Busch (Mosella - Germania)
Savennieres La Coulee de Serrant 2005 - Nicolas Joly (Loira - Francia)
Arbois Chardonnay Les Bruyeres 2004 - Domaine Tissot (Jura - Francia)
Vin de table Le Grand Blanc 2005 - Domaine Milan (Provenza - Francia)
Morgon 2006 - Domaine Marcel Lapierre (Beaujolais - Francia)
IGT Frappato 2006 - Arianna Occhipinti (Sicilia)
Cotes de Francs 1998 - Chateau Le Puy (Bordeaux - Francia)
Carignano 2006 (in anfora) - Giotto Bini (Pantelleria Sicilia)
Vino di Troia Az. Agr. Cefalicchio (Canosa di Puglia)
Ademua Cascina degli Ulivi (Novi Ligure AL)
Brunello di Montalcino 2002 - Az. Agr. Paradiso di Manfredi (Toscana)
Vin de Pays des Cotes Catalanes 2002 - Clos du Rouge Gorge (Roussillon - Francia)
Moscato d'Asti 2007 - Az.Agr. Bera Vittorio (Asti)
Coteaux du layon Les Noels de Montbenault 2000 - Richard Leroy (Loira - Francia)
Moscato Passito - Cascina degli Ulivi (Novi Ligure AL)




Un approccio decisamente fuori dagli schemi, quello di Fabio Luglio. Parla di vini vivi, da trattare con rispetto e attenzione. Formatosi in maniera classica, Fabio ci racconta della sua esperienza e di come la sua concezione del vino sia cambiata e cresciuta nel tempo. Sentire e ricercare gli aromi in un vino e giungere alla consapevolezza di quanti di questi siano in realtà frutto della chimica e non frutto della terra. Quando i lieviti selezionati e la tecnologia di cantina imprimono al vino i tratti desiderati. Quando si confezionano vini morti, semplicemente appiccicandogli addosso le caratteristiche prestabilite. La materia “vino” allora non è più importante in quanto rappresenta solo un substrato inerte per gli aromi costruiti separatamente. Ma questo non si può non sentire alla degustazione, quando stappata la bottiglia e lasciati fluire i profumi, dopo non resta nulla. Vini statici perché “morti” o meglio ancora, per usare la definizione usata da Fabio “cadaveri profumati”. Quanto è diverso invece un vino vivo, una materia organica che cambia e si evolve, che interagisce con l’ambiente e con la persona che lo beve.
I partecipanti sono stati tutti entusiasti della degustazione ed una sontuosa cena , sempre alla Locanda dell’Arco ha chiuso la giornata, o dovremmo dire nottata, alle ore 3,00 di venerdì 11 gennaio.
Sicuramente ripeteremo l’anno prossimo questa meravigliosa esperienza e personalmente posso dire dopo aver bevuto (i vini erano talmente buoni che versarli nella sputacchiera era un affronto) molto sono stato benissimo, dormito benissimo e la mattina dopo mi sentivo perfettamente in forma.
Questo vuol dire che d’ora in poi eviterò accuratamente di bere “cadaveri profumati” e berrò solo vini vivi, perché dopo esperienze del genere il palato e soprattutto lo stomaco si rifiutano di assumere altre bevande a base di vino.

Ivo Bertaina e Cristina Marello


 

 

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