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Consorzio
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AgriBio
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Renaissance
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il patrocinio di:
Comune
di Canosa di Puglia |
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Relazione al Convegno “Guarire la terra per guarire l’uomo” Martedì alle ore 2,00 del mattino con le note della mia fisarmonica è finito il Convegno “Guarire la terra per guarire l’uomo” organizzato a Canosa di Puglia da Agri.Bio e dall’azienda biodinamica Cefalicchio durato 3 giorni ( da sabato 21 a lunedì 23 giugno) che aveva come tema la promozione e la degustazione dei prodotti e vini biodinamici con un notevole afflusso di persone nelle 6 sessioni che hanno caratterizzato la manifestazione. Fabrizio Rossi titolare con il fratello Nicola e la sorella dell’azienda agricola Cefalicchio ci ha fatto una introduzione parlando dell’azienda e del lavoro che si vuole fare nella stessa e le ragioni per le quali si è scelto l’agricoltura biodinamica come pratica agricola. Sabato mattina Ivo Bertaina presidente di Agri.Bio ha fatto una breve
sintesi delle caratteristiche dell’agricoltura biodinamica che
è una vera risposta alle odierne esigenze agricole del produttore
ed alle esigenze alimentari del consumatore perchè dal lato
agricolo porta ad un aumento della fertilità del terreno ed
alla conseguente diminuzione delle malattie della pianta e degli animali
dal lato del consumatore una aumentata qualità alimentare ed
una forte caratterizzazione territoriale del prodotto. Sergio Maria Francardo, conosciutissimo medico antroposofo di Milano, che ritengo uno dei massimi divulgatori della medicina antroposofica e sicuramente il più bravo in Italia nell’arte della divulgazione, ci ha invece , nella seconda sessione del pomeriggio di sabato 21 giugno, portati nel mondo della medicina antroposofica che molte persone, per mancanza di strumenti conoscitivi adeguati, associano alle medicine alternative in genere. Il dottor Francardo ci ha detto che la medicina antroposofica è innanzitutto una medicina ospedaliera che si associa e mette in relazione alla medicina allopatica con tanto di ospedali antroposofici in tutta Europa e nel mondo, case di cura, infermieri e terapeuti che affiancano il complesso lavoro del medico antroposofo. Naturalmente in Italia questa pratica è poco applicata e poco conosciuta ma la serietà e i grandi risultati ottenuti dai medici antroposofi ( posso dire che sono guarito personalmente da un grave tumore con questa medicina ed altrettanto ha fatto su mia madre con un carcinoma allo stomaco e soprattutto la poca invasività ed il costo ridotto che avrebbe nell’individuo e nella società questa pratica) dovrebbero darle quello spazio e quella risonanza che purtroppo oggi non ha. La risonanza che meriterebbe non esiste anche perché la medicina antroposofica non è un business ma una cura della salute delle persone viste come tali e non come numeri fiscali, mentre recenti scandali ci rivelano che oggi il paziente è visto come un “animale al macello” da esimi professori che pensano solo ad arricchirsi sulle vite spezzate degli altri. I medici non sono mai stati ricchi, ripete Francardo, proprio perché fino a pochi decenni fa i medici curavano anche con intense fatiche a tutte le ore la salute degli altri e non il proprio portafoglio. Soprattutto il concetto che la malattia sia vista in primo luogo una opportunità di sviluppo spirituale per l’essere umano fa ripensare e porta ad un diverso approccio con la stessa malattia vista come elemento di trasformazione e crescita che ci vuole mandare uno specifico messaggio evolutivo e non un semplice “guasto nella macchina” del corpo umano. Domenica 22 giugno, nella terza sessione, il grande amico e grande
divulgatore mondiale della vitivinicoltura biodinamica Nicolas Joly
ci ha portati nel mondo complesso della vite, del suo compito e del
suo futuro. Il suo intervento è stato caratterizzato dall’importanza
e della coscienza dell’uso delle forze che agiscono sulla natura
e del saperle riconoscere in ogni ambito per aiutare il corretto sviluppo
delle piante. Ci ha detto che la crescita deve partire dall’agricoltore
che non deve diventare, anche nella biodinamica, un braccio di un
consulente tecnico biodinamico, ma deve essere lui, in estrema ratio,
a dover prendere le migliori decisioni per la sua azienda perché
lui ci vive, la conosce ed osservandola deve capire meglio di chiunque
altro le azioni da fare. Domenica pomeriggio, nella quarta sessione del convegno, Maurizio
Loconte ci ha accompagnato in una bellissima ed istruttiva visita
sui mille misteri del famoso castello, che castello non è,
di Federico II a Castel del Monte. A bordo di un pulman abbiamo percorso
la trentina di kilometri che separano fisicamente Canosa dal “castello”
che si vede ergere già a distanza con un suo magico alone di
mistero. Nella visita che partendo dall’esterno del monumento
ci ha portato in ognuna delle 16 stanze che la compongono e nel suo
cortile ormai sfigurato, come buona parte del castello con opere di
restauro a dire poco barbare, ma che conserva ancora traccia del suo
passato ad occhi attenti come quelli dell’avvocato Loconte che
ci ha fatto sorgere domande, alle quali spesso non ha voluto rispondere
chiaramente per farci pensare e ragionare sui fatti. Apparenti “errori”
di costruzione del castello, ad esempio il fatto che all’esterno
sia un perfetto ottagono ed all’interno sfasato nelle proporzioni,
oppure il non allineamento di finestre e balconi o “strane”
scritte in posti ancora più strani attraverso le spiegazioni
di Loconte ci hanno portato a scoprire nessi apparentemente strani
e cogliere tecniche di costruzioni eccezionali per il periodo che
ci hanno fatto capire che quelli che noi consideriamo “errori”
sono cose volute per motivi ben specifici che celano grandissimi segreti.
Il rapporto dell’uomo con le forze celesti e la loro conoscenza
era sicuramente allora, almeno per alcuni uomini, molto più
grande di oggi e per questo fatichiamo a cogliere ogni essenza, fra
l’altro ancora visibile a larghi tratti, di una magnifica opera
tesa alla conoscenza iniziatica che, per ineludibile destino, dopo
il suo abbandono fu “usato” come ricovero di briganti
e di pecorai che asportarono moltissime parti dello stesso castello
ed altre caddero in rovina, e fu “restaurato” da barbari
architetti e restauratori senza cuore e senza spirito. Oltre agli
innumerevoli errori e gravi deturpamenti fatti, come le colate di
cemento sui pavimenti e nel cortile posso citare la chiusura degli
accessi alla parte superiore con colate di cemento! La terza giornata è iniziata con la quinta sessione, ovvero la degustazione guidata splendidamente dalla sommelier Laura Zini, che con la sua sapiente interpretazione e con la poesia espositiva che la contraddistigue e che solo lei sa cogliere dall’osservazione e dalla degustazione di un vino con la degustazione di 15 splendidi e nobili vini bianchi. 15 diverse espressioni del territorio e di una arte unica per ogni produttore di saper cogliere e seguire la trasformazione da uva in vino senza rovinarlo o coprirlo con elementi diversi da quelli che naturalmente esistono in queste uve. Girando sulle ali del nostro palato, della vista e dell’olfatto tra diverse regioni italiane naturalmente compresa la Puglia con i sempre migliori vini dell’azienda Cefalicchio di Fabrizio e Nicola Rossi (mi permetto di citare il miglior rosè italiano a mio giudizio ottenuto con uve da Vino di Troia, ovvero il Ponte delle Lame) , spaziando per la nobile Francia, la stupefacente Germania, lo sconvolgente vino bianco della Georgia e la Slovenia con prodotti unici, spesso con produzioni di poche migliaia di bottiglie ma delle quali occorre ringraziare il cielo di poter avere la fortuna di averle assaggiate e che “vanno giù come l’olio” nel vero senso della parola portandoci con ogni sorso nelle vigne e nelle cantine dei produttori. Un bell’esempio è venuto dalla degustazione del Trebbiano d’Abruzzo di Emidio Pepe attraverso il quale la nostra brava Laura ha saputo cogliere la personalità dell’agricoltore confermata pienamente dalla figlia Daniela presente alla degustazione, stessa cosa la posso confermare per le caratteristiche di Stefano Bellotti colte dalla Zini degustando un suo dolcetto…. Nel pomeriggio è iniziata la sesta ed ultima sessione con
17 meravigliosi ed a tratti imperiosi vini rossi. Impressioni finali di questo Convegno: un lavoro di organizzazione
molto impegnativo, anche perché era la prima volta ed in ambiente
per me poco conosciuto ma grande soddisfazione mia, dei Fabrizio e
Nicola Rossi e di tutti i partecipanti che hanno apprezzato molto
ogni fase dei tre giorni. Ivo Bertaina Alcune foto...
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