Nome Scientifico: Cynara cardunculus L. altilis D.C.

Famiglia: Asteraceae

BREVE STORIA E NOTE BOTANICHE SULLA PIANTA
Con il termine generico “Cardo” ci si riferisce a diversi generi e specie di piante tutti della famiglia delle Asteraceae. All’interno della specie cardunculus si distinguono tre differenti taxa:
• C. cardunculus var. sylvestris Lam. (cardo selvatico) diffusa allo stato spontaneo nel bacino occidentale del mediterraneo.
• C. cardunculus var. altilis DC. (cardo coltivato).
• C. cardunculus subsp. scolymus (L.) Hegi (carciofo).

Qui ci occupiamo del cardo coltivato, pianta originaria del Mediterraneo, coltivata già al tempo dei Romani, anche se i primi riferimenti certi sono stati trovati nella civiltà Egizia e forse anche in Etiopia. È citato da Plinio, nella sua “Storia Naturale”, come ortaggio pregiato. Compare in numerose leggende antiche che associano questo fiore al pastore siciliano Dafne, alla cui morte (grazie all’intervento di Pan e Diana), la Terra, piena di dolore, fece nascere una pianta piena di spine, il “cardo” appunto. Nelle tradizioni ariane il cardo era associato al dio Thor. Il cardo è il simbolo della Scozia: la leggenda racconta che un gruppo di vichinghi stavano per sorprendere nel sonno degli scozzesi, ma l’agguato fallì in quanto un invasore, calpestando col piede nudo un cardo, si mise a gridare. Negli stendardi scozzesi infatti il cardo vien associato ad un motto latino che tradotto significa “Nessuno mi avrà sfidato impunemente”.
Il cardo è una pianta erbacea perenne in natura, annuale in coltura, con radici fittonanti e profonde. La sopravvivenza, oltre che agli acheni, è affidata a specifiche gemme presenti sulla frazione basale del fusto e sui rizomi (specie geofita). Rispetto al carciofo presenta un maggior sviluppo in altezza e foglie con picciolo e nervature spesse e carnose che costituiscono la parte edibile. Le foglie sono pennatosette, superiormente di colore verde cenerino, inferiormente biancastre, molto tomentose. L’infiorescenza è un capolino con fiori ermafroditi che presentano colore violetto-azzurro di varia tonalità, ma possono anche essere riscontrati mutanti di colore bianco. Il frutto è un achenio di colore grigiastro scuro e screziato, unito al calice trasformato in pappo, per favorire la disseminazione.

Cardo

ESIGENZE CLIMATICHE
Predilige terreni fertili, freschi e profondi, di medio impasto e senza ristagni idrici, tendenzialmente neutri, ma presenta una buona adattabilità. Come esigenze termiche è sensibile alle basse temperature: arresta la crescita a 0°C e può andare incontro a morte al di sotto dei -2°C. L’esposizione deve essere soleggiata.

TEMPI DI SEMINA E TRAPIANTO
Per l’impianto il terreno deve essere ben lavorato e concimato con dose di compost abbondante e ben maturo.
L’impianto si può realizzare in primavera con semina diretta nel periodo aprile-maggio (3/4 semi per buca a file distanti 1 metro l’una dall’altra e 80 cm tra una pianta e l’altra, o a buche distanti 80/100 centimetri) oppure con trapianto di piantine ottenute in semenzaio nel periodo maggio-giugno).
Trapiantare in luna discendente in giorni di foglia a seguito di spruzzatura del cornoletame.

LAVORAZIONI
Sarchiature (per il controllo delle erbe spontanee).

PRODOTTI
Principalmente è destinato al consumo fresco.
Recentemente il cardo trova impiego anche nella filiera energetica. Infatti i semi possono essere utilizzati per la produzione di biodiesel, mentre la biomassa residuale per la produzione di energia termica.

FERTILIZZAZIONE
Non sono in genere necessarie ulteriori integrazioni alla concimazione d’impianto.

CURE CULTURALI
Il cardo viene sottoposto a imbianchimento: coprire la pianta, dalla parte basale fino a circa i due terzi dell’altezza, per proteggerla dalla luce. Si possono seguire diverse tecniche: le foglie della pianta vengono legate insieme attorno all’asse centrale e quindi rincalzate, addossando alla pianta un cumulo conico di terra; oppure si può coricare la pianta, entro una fossa scavata di fianco ad essa, ricoprendola quindi di terra, lasciandone allo scoperto la parte apicale (cardo gobbo); in alternativa si avvolge la pianta con paglia o cartone o teli plastici opachi (posti in opera a macchina nelle colture industriali). La durata della tecnica d’imbianchimento varia in funzione della temperatura (da 2 a 3 settimane circa).

IRRIGAZIONE

A seconda dell’andamento climatico e della zona necessita di irrigazione di soccorso o frequenti irrigazioni per evitare la stasi vegetativa indotta dalla siccità.

AVVERSITA’
Le principali avversità del cardo sono:
l’oidio o mal bianco (Leveillula taurica f. sp. cynarae Jaczewski): le foglie colpite mostrano la caratteristica efflorescenza bianco-farinosa
la peronospora (Bremia lactucae Regel.): si tratta dello stesso agente dell’analoga affezione sulla lattuga, patogena su cardo (e su carciofo) con razze specializzate
il marciume batterico (Erwinia carotovora var. carotovora Dye): si manifesta con marciumi che si diffondono nella zona del colletto o dalle radici a partire da lesioni
Tra i parassiti animali si segnalano alcuni coleotteri, in particolare la cassida (Cassida deflorata Suffr.), il punteruolo (Larinus cynarae F.) e l’altica (Sphaeroderma ribudum Graells) ed alcuni

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lepidotteri quali la nottua (Hydroecia xanthenes Germ.) e la vanessa (Vanessa cardui L.), che danneggiano principalmente il fusto e le foglie. Da segnalare anche l’afide (Brachycaudus cardui L.) le cui punture provocano ingiallimenti ed accartocciamenti delle parti colpite (foglie e capolini) e, tra i ditteri, la mosca del cardo (Agromyza andalusiaca Strobl), le cui larve scavano cunicoli nella lamina fogliare.

PRODOTTI PER LA DIFESA
Per gli attacchi di parassiti animali è importante l’adozione di pratiche preventive, in particolare evitare fertilizzazioni troppo ricche di azoto, ed effettuare trattamenti con estratti ad azione repellente (ortica per gli afidi, dissuasori per le arvicole o con il metodo delle ceneri) o insetticida (saponi, silicato di sodio, quassio, piretro, Bacillus thuringiensis per i lepidotteri).
Per limitare gli attacchi di malattie crittogamiche, oltre alle scelte varietali e di ambienti vocati, è opportuno evitare di causare lesioni con la sarchiatura o la rincalzatura, effettuare la rotazione, asportare le piante infette e irrorare con decotto di equiseto.
Impiegare prodotti a base di zolfo per contrastare l’oidio e trattamenti preventivi rameici per limitare il marciume batterico. La peronospora invece appare in tardo autunno, su piante ormai pronte all’imbianchimento ed in genere colpisce le foglie più adulte, esterne, e che non sono comunque commerciabili: per questo, non si effettua e non si consiglia alcun intervento.

PRODUZIONE E RACCOLTA
La raccolta avviene in genere da settembre a fine primavera: il cardo viene estirpato, privato delle radici e delle foglie esterne e mozzato all’estremità.
Vengono eliminate le foglie esterne, la parte superiore della lamina e l’apparato radicale, ottenendo una resa che si aggira intorno ai 150-200 quintali a ettaro. il prodotto viene normalmente commercializzato fresco appena raccolto.

VALORI NUTRIZIONALI
Molto importanti le sue proprietà farmaceutiche e per l’estrazione dell’enzima cinarasi, agente coagulante del latte per la preparazione di formaggi. Il cardo è una fonte di sostanze con proprietà terapeutiche, derivanti principalmente dal metabolismo dei fenilpropanoidi e dei flavonoidi quali acido clorogenico, acidi di-caffeoilchinici (cinarina), acido caffeico e luteolina. L’azione farmacologica principale della cinarina riguarda la sua potenzialità nel imitare la biosintesi di colesterolo ed inibire l’HIV-integrasi. La cinarina è reperibile in commercio sottoforma di estratti fogliari grezzi. Il cardo aiuta gli organi digestivi ed in particolare il fegato con la formazione della bile, stimolandone l’azione depurativa e la diuresi.

FAMIGLIA E VARIETA’
Le varietà coltivate si distinguono in funzione di:
– dimensioni relative del rachide (o costa): possono essere piene o semipiene;
– presenza e consistenza delle spine: possono essere inermi o spinose;
– colore del rachide (o costa): possono essere verdi (varietà tipo) o bianche (varietà autoimbiancanti).
Tra le varietà si segnalano in particolare lo Spinoso di Tours, di ottimo sapore ma dotato di spine, il Gigante Bianco Pieno Inerme, il Gigante di Chieri, il Pieno inerme, il Gigante di Cingoli, il Bianco avorio, il Medio inerme a costa bianca.

Nell’area di produzione di Nizza Monferrato e comuni limitrofi, in particolar modo nei terreni sabbiosi del fiume Belbo, si coltiva la varietà Spadone Nicese, la cui denominazione “gobbo” deriva dal tipo di coltivazione cui è sottoposto: per superare la rigidità dell’inverno, viene parzialmente sotterrato; in questo modo la pianta, nel tentativo di cercare la luce, si curva verso l’alto assumendo la caratteristica forma gobba.

Questo trattamento permette alla pianta di superare i mesi più freddi e, in particolare, rende il gambo bianco, più tenero e delicato al palato.

TRATTAMENTI BIODINAMICI
Oltre all’irrorazione dei preparati da spruzzo all’impianto e in produzione, l’apporto di sostanza organica opportunamente compostata tramite cumulo biodinamico consente di limitare squilibri nella crescita ed i conseguenti attacchi di parassiti.
È consigliabile eseguire l’inzaffardatura del materiale di propagazione con terra mescolata a cornoletame 500 o con pasta per tronchi biodinamica diluita.
USO DEL CALENDARIO BIODINAMICO
Per preservare la qualità e serbevolezza effettuare la raccolta in giorni di foglie.

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