Biopensieri 2012

settembre 2012

BISOGNA ESSERE VERAMENTE SCEMI PER AVERE CREATO UNA SIMILE LEGISLAZIONE SUI SEMI IN AGRICOLTURA BIOLOGICA. (OPPURE DEGLI IMMORALI E PERVERSI BASTARDI)

Quando ho scelto di certificare la mia azienda agricola col metodo di agricoltura biologica e biodinamica, nel lontano 1992, avevo pensato che la certificazione biologica difendesse ed incentivasse chi cerca di aiutare a riprodurre la biodiversità usando metodi sani e puliti senza usare la chimica e pesticidi vari. Dopo 20 anni posso dire: niente di più sbagliato … oggi il metodo biologico, per il quale abbiamo speso tante energie e risorse, prende i produttori ed i consumatori letteralmente per il culo introducendo leggi che solo un essere diabolico e perverso può pensare e mettere in pratica, ma la cosa che fa più incazzare è che almeno il 90% dei produttori biologici accettano “passivamente” queste ridicole e fuorvianti leggi!!!
Il metodo di agricoltura biologica sta oggi diventando sempre più un metodo scientificamente subdolo per controllare e tenere sotto controllo i pochi che pensano di pensare liberamente. E vi spiego subito il perché con un esempio basilare e calzante.
Oggi per la normativa dell’agricoltura biologica e quindi per gli organismi di controllo biologici è vietato usare sementi di vecchie varietà (o nuove varietà) che non siano state preventivamente iscritte all’albo dell’E.N.S.E. (Ente Nazionale Sementi Elette) anche se prodotte con metodi da agricoltura biologica e cosa ci accade come beffa ultima? Che se io semino una varietà di grano non iscritta all’albo delle sementi (elette) non solo non potrò venderla come “da agricoltura biologica” anche se proviene di fatto da agricoltura biologica ed è stata curata con tutti i sacri crismi dell’agricoltura biologica o biodinamica ma addirittura l’azienda che ha fatto una simile “scorrettezza” perderà anche la certificazione biologica su quella varietà prodotta, dovrà venderla come convenzionale (come se fosse una normale semente chimica) e corre il serio rischio che quegli appezzamenti siano di nuovo messi in “conversione”, ovvero reiniziare il percorso della certificazione biologica come se cominciasse da zero e come se avesse usato chissà quali pesticidi od antiparassitari proibiti: invece ha usato solamente una semente proveniente da agricoltura biologica sanissima e verissima ma purtroppo non iscritta all’albo delle sementi ENSE. Oggi se non sei iscritto a qualche albo non sei nessuno …
Se istituissero l’Albo degli Inutili Idioti sarebbe colmo e potrebbe fare una forza politica che copre tutto l’arco costituzionale!!!
E’ come se tutti i figli illegittimi, nati fuori dal matrimonio, da oggi in Italia fossero ritenuti non cittadini italiani e privati di ogni diritto, anzi trattati come delinquenti e sbattuti fuori dall’Italia e di conseguenza dalla CE.
Questo trattamento vale per ogni semente: cereali, patate, pomodori, zucche, fiori etc.
Mentre invece tutte le sementi ibride, oppure maschio –sterili (vi ricordo che nel sano regolamento biologico della CE le sementi OGM sono ammesse fino alla soglia dello 0,9%) sono invece tutte approvate e benedette dal sacro libro E.N.S.E. quindi cosa se ne deduce: che chi ha i soldi controlla le sementi …. E cosa si ottiene? Che con questi semi si diventa tutti più scemi …
Il grande e lungimirante medico Luciano Pecchiai disse ad un convegno organizzato da Agri.Bio ad Alba sugli OGM nel 2001 che l’agricoltura biologica aveva certificato il suo suicidio autorizzando la semina degli ibridi, vi ricordo che fuori dalla CE solo la saggia Svizzera con il suo organismo biologico BioSuisse ha proibito da qualche anno l’utilizzo degli ibridi!
Quindi cosa sta rischiando di diventare l’agricoltura biologica? La produttrice di schifezze prodotte con metodo sano e rispettoso dell’ambiente, ovvero si rispetterà l’ambiente (fino a che questo farà comodo) non rispettando gli abitanti dell’ambiente: i semi locali ed i produttori. Questa è la vera democrazia per tutti!
Facciamo una piccola storia dell’E.N.S.E.: l’ente fu creato negli anni ’70 per “aiutare” la qualità delle sementi ed i produttori delle sementi. Cosa è capitato dagli anni ’70 ad oggi; anche grazie alle amorevoli cure dell’E.N.S.E.? In Italia oltre il 75% dei produttori di sementi sono spariti od assorbiti da altri produttori perdendo così una importante biodiversità ed esperienza di esperti produttori concentrando le proprietà delle sementi in mano di pochi grandi.
Poi dato che era una delle poche “aziende statali” che facevano utili l’E.N.S.E. è stato assorbito dall’inutile I.N.R.A.N. Adesso con la riforma degli enti statali l’inutile INRAN per fortuna è stato sciolto e sapete che fine farà l’ENSE? Passerà sotto il controllo dell’Ente Risi! E’ vero, la storia fa proprio ridere!!!!! L’ENSE è di fatto inattivo e supercontrollato ma il suo sporco lavoro viene continuato.
Se vediamo la situazione delle sementi a livello mondiale, scopriamo che per pura combinazione, è capitata la stessa cosa! Ovvero nel 1980 non vi era a livello mondiale una sola azienda sementiera che arrivasse a controllare l’1% delle sementi prodotte sul pianeta, oggi, dopo soli 40 anni, per pura combinazione solo 7 aziende sementiere controllano oltre il 65% delle sementi mondiali: vi sono le 7 sorelle nel petrolio e ci sono le 7 sorelle nelle sementi … se avete problemi economici sposatene una!
Poi per altra pura combinazione, si scopre che le 7 sorelle delle sementi controllano e producono anche tutti gli antiparassitari (vere bombe di veleni chimici che distruggono la vita sulla Terra ma che hanno la finezza di non far rumore) e guarda caso producono e controllano tutta la farmaceutica umana e zootecnica mondiale (le altre bombe autorizzate che tengono sotto stato comatoso uccidendo lentamente la popolazione mondiale) e si vede che il gioco è fatto: ti do le sementi “morte” che voglio io e ti do i veleni per “curarle”, con le stesse ti nutro e ti ammalo e poi dato che in fondo sono un “buono” e mi piace fare il lavoro bene fino in fondo ti “curo” e ti tengo sotto osservazione perché tu non possa pensare con la tua testa, anzi penso anche per te! Cosa volete più dalla vita in questo periodo di crisi!!! Questa è oggi la vera ed occulta politica mondiale! Altro che PD e PDL! Qui è PFC (Partito di Fottimento Continuo)
Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità Europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandone la possibilità di farlo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto, una grave colpa. Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.
La sentenza ha preso di mira specificamente una di queste associazioni, la francese (ma nota in tutto il mondo) Kokopelli, che si batte per la biodiversità. Già nel 2008 questa associazione era stata condannata, per scambio di sementi antiche, a una multa di 35 mila euro: esosa punizione per un gruppo di volontariato, volta a renderne impossibile di continuare l’attività. Invece l’attività è continuata, grazie allo sforzo e ai contributi dei volontari. Sicchè oggi, un’altra grossa società sementiera che l’ha trascinata in giudizio davanti alla Corte d’appello di Nancy, la «Graines Baumaux», approfittando della sentenza della Corte europea ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre «la cessazione di tutte le attività dell’associazione», pericolosa per il business, alla faccia della libertà d’opinione e d’azione!
Si noti che la direttiva europea non osa vietare semplicemente e puramente lo scambio di sementi antiche: non vigono forse da noi tutte le libertà possibili e immaginabili? Lo fa subdolamente e perversamente. Se si chiede di includere queste varietà nel catalogo ufficiale lo si ottiene pagando da un minimo di 5000,00 € per una orticola con oltre due anni di lavoro fino ad un milione di euro e 12 anni di lavoro per un cereale, e da quel momento, per chi ha soldi, diventa legale commerciarle. Il fatto è che queste varietà antiche e tradizionali sono di dominio pubblico, non appartengono a nessuno, e quindi nessuno ha interesse a sborsare per iscriverle nel catalogo ed i pochi ricercatori biologici e biodinamici che hanno fatto questo lavoro di ricerca su nuove sementi non hanno la forza finanziaria per pagare queste Mafie delle Sementi. Ammettiamo che qualche buon samaritano riesca a farlo: dopo vent’anni, se nessuno le re-iscrive nel suddetto catalogo, e ripaga, comunque ne escono (e scambiarsele ridiventa un delitto).
Ovviamente, l’inghippo è escogitato per favorire le multinazionali delle sementi, che hanno i soldi e l’interesse economico e (socio-culturale, nel senso del controllo completo della base della vita) di iscrivere nel registro ufficiale i loro semi ibridi, OGM e maschio-sterili di loro proprietà o comunque brevettati. A causa di questa regolamentazione «più dell’80% della biodiversità è scomparsa» dai campi europei in 40 anni!!!
Pardon, debbo correggermi: per iscrivere una semente nel catalogo ufficiale, pagare non basta. Occorre che la varietà in oggetto risponda ai criteri di «Distinzione, Omogeneità e Stabilità» (DHS nella lingua di legno eurocratica), qualunque cosa ciò significhi. Ma cosa significano esattamente questi criteri discriminanti? «Implicano che le sementi siano pochissimo variate», rispondono a Kokopelli: «Solo varietà ibride F1 o varietà lignee quasi cloniche rispondono a questi criteri. Tali criteri sono stati stabiliti al solo scopo di aumentare la produttività nelle prassi di agricoltura industriale».
Questa è un fatto di una stupidità bestiale! Perché ogni semente ha una sua naturale piccola mutazione anche solo di un 2-3% annuo, dovuta all’acclimatamento, alla vitalità del terreno ed a tanti altri fattori. Le sementi sono un processo di vita non delle mummie!
La Corte Europea, nella sua motivazione, ha giustificato il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali con l’obbiettivo, che giudica superiore ad ogni altro, di ottenere «una accresciuta produttività agricola»; concetto che ripete per 15 volte nel testo. La qualità invece è un delitto e giustamente non viene mai citata. Quasi che l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite come il Bangladesh, bisognose di aumentare le loro rese alimentari. Due volte però la Corte giunge a sostenere che la legislazione proibizionista in vigore serve a scongiurare «la coltivazione di sementi potenzialmente nocive» (per contro, è legale che gli oncologi somministrino ai malati di cancro chemioterapici tutti di altissima tossicità, fra cui la ciclofosfamide, definita «cancerogena» dall’Istituto Superiore di Sanità Italiano o tante dannose medicine o migliaia di tonnellate di veleni sparsi sui campi.
È appena il caso di notare che le sementi antiche e tradizionali sono già il risultato di una selezione compiuta dagli esseri umani da diecimila anni – con l’ovvia conseguente eliminazione di specie «potenzialmente nocive» fin dalla preistoria, e che queste piante hanno nutrito la popolazione europea da millenni.
Ma è questo il nucleo di «progressismo» che è la dottrina ufficiale del potere eurocratico: l’esperienza plurimillenaria che l’umanità si è tramandata (la «tradizione») non conta nulla, non è che tenebra e sospetta superstizione; l’ultima parola cui dar fiducia, in fatto di sementi, è quella della «scienza», qual è rappresentata da Monsanto, Syngenta, Bayer etc.e le relative lobbies da queste pagate).
Lo stesso Avvocato Generale della Corte Europea (ossia il «suo» avvocato) ha fatto notare l’assurdità di questo pretesto, rilevando giustamente che l’iscrizione obbligatoria al Catalogo non dichiara come scopo quello di proteggere i consumatori contro un qualche rischio sanitario o ambientale, a cui la legislazione vigente non fa’ alcun riferimento. A dire la verità, la Corte ha preso la sua decisione contro il parere del suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principi della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci. Uno dei tre dogmi del liberismo: non vige forse trionfalmente la «libera circolazione di uomini, merci e capitali»?
Ebbene, per una volta la Corte ha infranto il dogma ed ha dato torto alla sua Avvocatura Generale, altra cosa che non succede spesso, per non dire mai. Forse – chissà – perchè la potente lobby dei sementieri, la European Seed Association, durante la procedura ha avuto modo di “far conoscere” alla Corte il suo disaccordo con l’opinione dell’Avvocatura Generale; come oggi si rallegra in un comunicato della totale convergenza della Corte con le sue vedute. Fortunata coincidenza …
«Perchè non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti?», si domanda la sconfitta Kokopelli. Forse perchè non c’è una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili. L’agro-industria e le sue lobbies difendono la regolamentazione con l’argomento che essa permette di garantire il finanziamento della ricerca per specie «più resistenti e più produttive». Strano che in nome del libero mercato si pretenda la regolamentazione. La finanza invece, come ha preteso, è stata completamente deregolamentata, sicchè oggi può vendere ogni genere di titoli tossici, titoli sub-prime e prodotti derivati, fino ai CDS, che consentono di assicurarsi contro il fallimento di qualcun altro, con cui non si ha parte, in pratica puntando sul suo fallimento.
Stranissima poi l’invocazione della regolamentazione per favorire la ricerca; di solito la ricerca pretende di essere totalmente deregolata, manipolare i geni umani, ibridarli con geni di maiali, utilizzare feti abortiti (volete buttarli via?) per la famosa ricerca sulle cellule staminali che guarirà tutte le malattie…
È il bello della nuova forma di governo, la tecnocrazia pan-europea, che sta sostituendo i governi eletti dopo averli esautorati con le pilotate crisi economiche e crescita di SPRED OGM, resi oramai irresponsabili e privati della sovranità nelle decisioni che contano.
Per intanto, la drastica riduzione delle varietà e la preferenza data alle sementi artificiali che questa sentenza porta, non solo ridurrà ancor più la biodiversità, ma priverà l’alimentazione degli europei delle 15-30 mila sostanze (se ne scoprono di continuo di nuove) immuno-attivanti, antio-ossidanti, coenzimatiche, essenziali per la salute umana che si trovano nelle verdure e frutta naturali, e che l’amico medico Giuseppe Nacci chiama «vitamine» in quanto fattori vitali. Già la coltivazione con fertilizzanti eccessivi «impedisce alle piante di assorbire dal terreno e soprattutto dall’etere i minerali più importanti, come Selenio, Germanio, Ferro…» per non parlare dell’impoverimento dovuto alla conservazione in celle frigorifere, o l’avvelenamento da pesticidi.
Ora diventa ogni giorno più chiaro che nelle verdure più comuni sono contenuti migliaia di fito-sostanze e complessi chimici, di cui si va scoprendo ogni funzione immuno-stimolante, detossicante, preventiva, a volte, contro il cancro. «Un semplice pomodoro appena colto da un terreno assolutamente privo di sostanze tossiche – scrive Nacci – può contenere 10 mila sostanze chimiche diverse, ognuna delle quali è una ‘vitamina’, cioè un fattore coenzimatico o un anti-ossidante. Ciò vale per tutte le verdure, gli ortaggi, i frutti, i tuberi…». Il sapore e l’odore che le specie antiche e tradizionali hanno più deciso rispetto alle moderne, spesso è dato proprio da questi fattori attivi ed essenziali.
Il calo delle sostanze utili contenute nella frutta e nella verdura da dal 40 al 100% nel giro di 50 anni di chimicizzazione delle campagne, lo sostiene una grande ricerca del Der Spiegel. Non è cosa che interessi la «ricerca» delle multinazionali, anzi, sta ben zitta e ne gode in silenzio i risultati ottenuti.
Ma il Ministero dell’Agricoltura attraverso una nota ci tranquillizza e ci dice: “Il disposto della Corte di Giustizia Ue conferma l’obbligo d’iscrizione ufficiale di una varietà prima della sua commercializzazione. L’obbligo di iscrizione al registro ufficiale comunitario rappresenta un elemento di garanzia fondamentale, sia per i produttori agricoli che per i consumatori, in quanto un’autorità pubblica garantisce le caratteristiche delle varietà iscritte’. ……

”Nel nostro Paese – prosegue la nota – le modalità di iscrizione delle varietà tradizionali/antiche sono stabilite dal decreto legislativo del 30 dicembre 2010, n. 267, con cui e’ stata recepita la direttiva 2009/145/CE. L’ammissione di queste varietà nei registri nazionali – che comporta automaticamente l’iscrizione nel catalogo ufficiale europeo – non e’ soggetta ad una procedura particolarmente complessa (…)

Sono sufficienti infatti una descrizione della varietà, i risultati degli esami disponibili, le conoscenze acquisite con l’esperienza pratica durante la coltivazione, la riproduzione e l’impiego e la bibliografia storica. Inoltre si precisa che non e’ previsto alcun costo di registrazione.

”L’iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà Tradizionali – spiega – avviene per iniziativa del Ministero, delle Regioni o su richiesta di enti pubblici, istituzioni scientifiche, organizzazioni, associazioni, nonchè di singoli cittadini e aziende, previo parere favorevole della Regione o della Provincia autonoma competente per territorio”.

”Non e’ dunque corretto – sottolinea – sostenere che la sentenza in questione della Corte di Giustizia Ue limiti la possibilità di commercializzazione e quindi di coltivazione di varietà tradizionali od antiche. Così come non e’ corretto affermare che si debbano sostenere alti costi per ottenere la registrazione di tali varietà nel catalogo comunitario e che occorrano lunghi tempi di attesa per la registrazione. A questo proposito, si ricorda che l’esame della domanda d’iscrizione delle varietà tradizionali/antiche al registro nazionale è effettuato dalle Regioni o dalle Province autonome competenti per territorio ed il parere e’ formulato entro 90 giorni dalla presentazione della richiesta.

L’ammissione delle varieta’ tradizionali al Registro Nazionale e’ effettuata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con un provvedimento che deve essere adottato entro 60 giorni dal ricevimento del parere espresso dalle Regioni o dalle Province autonome competenti per territorio”, conclude la nota.
La nota sembra ci allievi il cuore e ci dica “ma guarda, lo stato italiano ha pensato a proteggerci da questo cattivo prodotto del pensiero europeo!!!” Invece è palesemente incompleta, falsa e fuorviante in quanto se andiamo a prendere in mano e leggere con attenzione il citato e salvifico decreto legislativo del 30 dicembre 2010 n° 267 vedremo che il citato decreto all’articolo 3 (Varietà da conservazione) parla solamente ed esclusivamente di piante orticole.
Quindi tutti i cereali, semi oleaginosi, soia, frutta , piccoli frutti etc sono fuori da questo decreto, (troppi interessi economici) in pratica possiamo “giocare” solo in giardino …
La presunta semplicità di registrazione diventa un pelino più complessa quando nell’art. 4 (condizioni essenziali per l’ammissione) cita la compilazione di diversi questionari tecnici che nessun privato cittadino o molte associazioni non sono in grado di fare …
La presunta semplicità diventa di nuovo ardua quando nell’art. 10 (certificazione) si dice al comma 2 che le sementi sono derivate da sementi prodotte secondo le modalità previste per il mantenimento della selezione conservatrice, ancora più complesso i commi 3 e 4, cose che solo ditte sementiere possono espletare. Però nella nota si dice che ogni singolo cittadino può semplicemente salvare senza costi tutti i semi che vuole! Ma andiamo avanti …
Anche l’art. 12 (analisi delle sementi) è possibile solo per ditte sementiere …
Ma se riuscite a superare tutti gli ostacoli visti finora (ed i costi oggettivi), anche se dal MIPAF ci dicono bellamente che la registrazione non costa nulla, all’art. 15 (restrizioni quantitative ) viene il bello!!! “Per ciascuna varietà di conservazione, la quantità di sementi commercializzata annualmente non deve superare quella necessaria per la coltivazione delle superfici indicate all’allegato I per le specie interessate.” La cosa inizia a puzzare molto, ma vediamo l’allegato I e scopriremo innanzitutto che ci sono solo 37 specie botaniche e dopo il culo ed i costi che ci siamo fatti per la registrazione scopriamo che il numero massimo di ettari che è possibile seminare in Italia è da 10 al massimo 40 ettari all’anno!!!! Vergognoso, e qui ci sta la vera macchiavellica e bastarda perversione di chi ha scritto questo decreto: se caso mai ce la fai a registrare la semente non potrai mai ricoprire le spese che hai sostenuto e non potrai mai diffondere le sementi!!! Il buon capo statale ti permette di fare una mini riserva indiana a tue spese di gestione e mantenimento!!! Democrazia diretta …
Ma la finezza raggiunge un apice nel comma 2 dell’art. 16 “Applicazioni di restrizioni quantitative” dove dice con candore che gli agricoltori debbono anche comunicare alle regioni o province dove (e quanto) hanno seminato delle varietà incriminate prima dell’inizio della stagione e ci informa e diffida che “Laddove, in base alle informazioni ricevute, sussista la possibilità che siano superate le quantità stabilite dall’art. 15, l’INRAN d’intesa con le Regioni e le province autonome competenti per territorio stabilisce, per ciascun produttore, la quota che può essere commercializzata nel corso della stagione di produzione in questione” !!!!!!!!!
Non solo ti vincola per la semina ma se produci troppo (a suo esclusivo discernimento) ti da una quota massima di vendita (il resto o lo mangi o lo butti via) e va già bene che non prevede una multa!!! Sono troppo buoni!
A parte le numerose altre puttanate del decreto (atte a rendere sempre più difficile la registrazione degli altri articoli non citati (35 in tutto) la ciliegina finale è l’art. 28 (restrizioni quantitative) dove ci dice che “ La commercializzazione delle sementi di varietà sviluppate per la coltivazione in condizioni particolari e consentita se realizzata in imballaggi di piccole dimensioni dal peso non superiore al peso netto massimo fissato all’allegato II per le specie interessate” …
Vediamo che nell’allegato II si citano 36 specie botaniche, ed il bello è che ne hanno dimenticato una, ma non lo dico così devono cercarsela anche loro, quindi per la specie non citata ci sono solo limitazioni di coltivazione (All. 1) ma non limitazioni di confezione e il peso di ogni busta ed al massimo da 5 gr al massimo 250 grammi (dipende dalla specie).
Senza contare che i 60 + 90 giorni occorrenti per la registrazione (gratuita!!!) che non tengono conto del lavoro di anni, lavoro e soldi che servono per preparare i documenti possono essere interrotti a divinis ad assoluta discrezione del MIPAF o delle Regioni (se caso mai) manca qualche documento che loro ritengano indispensabile per l’iter della registrazione!!! (vedi art. 5 dell’attuazione della direttiva CE 2009/145 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 11 febbraio 2011)
Senza parlare poi della registrazione di nuove sementi orticole (che non rientrano nel decreto, in quanto non sono tipiche di nessun luogo) che non potranno mai essere registrate e ce ne sono molte.
Se caso mai riesci a superare tutte queste forche caudine cosa hai ottenuto?
Un campo genetico di orticole gratuito e registrato e mappato a disposizione delle grandi ditte di sementi che potranno servirsene (se va bene con una pacca su una spalla al produttore) per poter registrare e fabbricare nuovi ibridi ed OGM senza spendere nulla in ricerca ….
E poi quelli del MIPAF ci dicono che la registrazione delle sementi è automatica e lo può fare anche un semplice cittadino… hanno decisamente la faccia come il culo! Mi vengono spontanee da fare due considerazioni:
1) ma i nostri politici ed i loro tirapiedi non la finiranno mai di continuare a prenderci sempre più per il culo, non hanno un minimo di morale? Non hanno già goduto abbastanza di noi?
2) Ma noi godiamo proprio così tanto ad essere presi per il culo o siamo così scemi o sventrati che non ce ne accorgiamo nemmeno più ? e cosa più grave , continuiamo a votarli? Il masochismo è veramente diffuso ad uno stadio tale che nemmeno Von Masoch osava pensare!!!
Abbiamo lavorato decine di anni e molti agricoltori hanno dato la loro vita per il biologico ed il biodinamico per arrivare a questo punto, ed il problema delle sementi è solo uno dei problemi della certificazione biologica, ce ne sono molti altri!
Cos fanno per questo le associazioni di produttori nazionali biologici e biodinamici? Sembra nulla.
Cosa suggerisco e cosa faremo come Agri.Bio: semineremo ed inviteremo a seminare sementi di vecchie e nuove varietà non registrate ed invito a lasciare la certificazione biologica a chi se l’è comprata. Nel 2007 con la creazione della certificazione AgriBioDinamica avevamo visto giusto e con questa certificazione privata si possono (e devono) coltivare sementi vere, registrate o no! Leggetevi il disciplinare su www.agribiodinamica.it. Aderite a questa unica isola di coscienza e di consapevolezza in Italia e se ci darete sostegno anche attraverso la Fondazione Agricoltura del Domani faremo un lavoro sulle sementi molto importante e gratuito per tutti, se invece vi va bene così non fate caso a queste cose e continuate a realizzare il punto 2 sopracitato, non preoccupatevi non sentirete quasi nessun dolore …
E poi la migliore registrazione la da la Natura: le sementi OGM e maschio sterili non rinascono e le sementi ibride riseminate se nascono hanno caratteri diversi, la legge della Natura è molto più saggia e forte delle (stupide ed immorali) leggi umane.
Meditate gente, meditate, soprattutto svegliatevi e fate attenzione al (falso) biologico certificato CE. Il maggior nemico, spesso, ce l’hai sempre in casa …

Ivo Bertaina

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