L’APAT ( agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) ha presentato a Roma, recentemente, uno studio fatto sulla presenza di pesticidi nelle acque italiane.
Uno studio fatto su ogni regione italiana, esattamente 3574 punti di monitoraggio (2534 nelle acque sotterranee e 1040 per le acque superficiali) con 10.570 campioni e 282.774 misure analitiche.
Nelle acque superficiali è stata riscontrata la presenza di residui in 485 punti di monitoraggio (47%) arrivando addirittura, nel 27,9% dei casi, a concentrazioni superiori al limite stabilito per le acque potabili. Va tenuto presente che questi limiti di soglia per definire la potabilità, sono stati costantemente aumentati negli anni, soprattutto dal 1986 con il Ministro della Sanità Carlo Donat Cattin. Se adottassimo oggi i limiti di residui di 30 anni fa il 47% rilevato dall’APAT sarebbe sicuramente molto vicino al 100%…
Va fatto presente che nel 27,9% dei casi la concentrazione era superiore al limite massimo stabilito per le acque potabili. Ma va detto che questo limite massimo non vuole dire assolutamente niente, si tratta di infatti di una mera convenzione numerica stabilita a fini legal-burocratici. Stabilire una soglia di contaminazione massima vuole sottintendere che si può assumere un veleno sotto una data concentrazione e che questo sia del tutto innocuo per la salute.
Senza entrare nel merito della critica al tipo di studi e prove che possono essere state fatte per verificare questa presunta innocuità voglio ricordare che già nel 1935 Lilly Kolisko aveva fatto prove scientifiche e ripetute su ratti ai quali si davano prodotti chimici diluiti alla 60a ( si rammenta che oltre la 13a diluizione non è più presente un atomo fisico della sostanza in oggetto, quindi in un analisi si vede nulla). Ebbene le cavie così trattate sviluppavano tumori, rachitismo, difficoltà nella riproduzione, stanchezza e calo di peso…
Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati 630 punti di monitoraggio (24,8%) con nel 7,7% dei casi concentrazioni superiori al limite di potabilità
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“Gli erbicidi sono state le sostanze largamente più rinvenute. La presenza, generalmente riscontrata, di miscele di sostanze (fino a 12 composti diversi) e le lacune conoscitive in relazione ai possibili effetti cumulativi, impongono particolari cautele” afferma il comunicato stampa dell’APAT.

Per alcune sostanze la contaminazione è molto diffusa, interessa sia le acque superficiali, sia quelle sotterranee di diverse regioni e prefigura la necessità di interventi di mitigazione degli impatti. Tra queste gli erbicidi triazinici ed alcuni loro prodotti di degradazione (metaboliti). Particolarmente critica è, infatti, la contaminazione di terbutilazina ( revocata dal commercio con decreto del 23 luglio 2002 dal Ministero della Salute!!!) diffusa in tutta l’area padano-veneta ed evidenziata anche in alcune regioni regioni del centro-sud: è, infatti, la contaminazione da terbutilazina diffusa in tutta l’area padano-veneta ed evidenziata anche in regioni del centro-sud: è risultata presente nel 51,5% dei punti di campionamento delle acque superfiali (nel 29,2% dei casi oltre il limite di tolleranza, ma mi chiedo esiste un limite di tolleranza di una sostanza riconosciuta nociva e ritirata dal Ministero della Salute???) e nel 16,1% di quelli delle acque sotterranee (2,7% dei casi oltre il limite).
Ancora diffusa, a distanza di un ventennio dal divieto di uso, è la presenza di atrazina, residuo di una contaminazione storica imputabile al forte utilizzo fatto in passato ed alla persistenza ambientale della sostanza.
Rilevante è la contaminazione da metolaclor, largamente riscontrata in tutta l’area padana: è presente nel 33,3% dei punti delle acque superficiali (195 dei casi oltre il limite massimo).
Da segnalare, inoltre, la contaminazione dovuta ad alcuni erbicidi utilizzati nelle risaie: particolarmente significativa quella del bentazone nelle acque sotterranee, con l’11% dei punti di campionamento in cui sono state rilevate concentrazioni superiori ai limiti di potabilità.

Ogni anno, e ripeto ogni anno, in Italia si usano 150.000 tonnellate (centocinquantamila tonnellate) di pesticidi che fanno capo a ben 400 diversi principi attivi.
Per fare una media dell’avvelenamento da pesticidi fatto in Italia negli ultimi 40 anni risultano disperse nell’ambiente 6.000.000 di tonnellate di pesticidi !!!

Se non altro abbiamo la piccola soddisfazione che l’introduzione dell’agricoltura biologica ha contribuito a ridurre sicuramente l’uso di questi veleni ed ad avere zone dove l’acqua sia meno inquinata….

Ivo Bertaina

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