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Land grabbing: un gioco in cui perdiamo tutti.
In Senegal, il 60% del raccolto annuale sarà perduto a causa
del deficit pluviometrico della stagione. Lo ha affermato il segretario
generale del Consiglio nazionale di concertazione e di cooperazione
degli agricoltori (CNCR) con cui Terra Nuova è in contatto stretto.
I prezzi degli alimenti s’impennano, la fame anche. Eppure, qui,
a discapito delle coltivazioni di miglio, si moltiplicano le piantagioni
di jatropha per la produzione del bio diesel.
Nel 2007, il Governo ha lanciato il programma nazionale dei biocarburanti
alimentando la corsa all’oro verde. In molti hanno risposto, anche
dall’Italia. A Beude Dieng, ad esempio - dove Terra Nuova è
presente con una missione i cui risultati verranno diffusi a breve -
il gruppo Vescovini ha deciso di mettersi in società con gli
agricoltori e con gli abitanti dei villaggi “dividendo equamente
i rischi ed i benefici derivanti dalla coltivazione della jatropha”.
Il progetto, tuttavia, dopo 5 anni è fermo a causa dei danni
inferti al sistema d’irrigazione da parte di alcuni roditori assetati.
L’unico raccolto di semi di jatropha ha apportato alle casse della
cooperativa agricola circa 380 euro, mentre la resa delle coltivazioni
di sussistenza - dichiarano i membri delle comunità rurali -
si è abbassata in modo preoccupante. Le terre, intanto, rimangono
occupate dalle piantine per la produzione degli agro-carburanti che
però, private di un cospicuo apporto d’acqua, non crescono
come dovrebbero.
L’accaparramento dei terreni agricoli è estremamente diffuso,
in Africa, ma è nello stato senegalese che esso ha maggiore clamore.
Perché qui più che altrove i piccoli produttori hanno
dato inizio a una massiccia mobilitazione coalizzandosi nelle organizzazioni
contadine.
Le prossime elezioni presidenziali, previste in Senegal per il 26 febbraio
prossimo, stanno funzionando da cassa di risonanza. Il CNCR in questi
giorni sta incontrando i candidati presidenziali. Un modo per ottenere
delucidazioni circa le loro posizioni rispetto all’agricoltura
familiare e per indurli a fermare i ladri di terra. Ancora una volta,
quindi, risuona l’eco della dichiarazione “Stop Land-Grabbing
Now!”: il manifesto della lotta planetaria contro il land grabbing,
siglato in Mali nel novembre scorso dalle organizzazioni contadine e
dalla società civile, al quale, nel nostro Paese, Terra Nuova
e Crocevia hanno dato un seguito con l’azione comune La terra
a chi la lavora! nell’ambito della rete EuropAfrica – verso
la sovranità alimentare.
Gli agro carburanti, intanto, paladini dello sviluppo sostenibile, rischiano
di diventare estremamente pericolosi.
Mascherate da “luci della vittoria”, le grandi multinazionali
e molti dei programmi d’investimento per l’energia rinnovabile,
avallati dall’Unione Europea, sono in realtà un pessimo
meccanismo di “lose-lose” in contrapposizione al noto “win
win”.
Dai contadini che perdono il diritto al produrre e vengono lasciati
soli nella lotta alla fame, alla distruzione dell’ambiente ad
opera di monoculture per la produzione dell’olio combustibile
fino al deterioramento generalizzato delle condizioni di vita, in questo
“gioco” perdiamo tutti.
In Africa e in Italia. Ovunque.
Alessandra Accardo
Ufficio Stampa
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