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IN DIFESA DEL VELENO "MADE
IN ITALY" Una nuova criminalità punta sulla nostra agricoltura tossicodipendente
IL MERCATO DEI VELENI – La differenza caratterizzante del settore dei prodotti chimici in agricoltura sta proprio nella loro natura pericolosa. E nella conseguente necessità di garanzie di sicurezza per la salute umana, assicurata dalla legge ma spesso attraverso norme facilmente aggirabili. Ad esempio, alcune molecole che se isolate risultano innocue, in combinazione con altri elementi che compongono il prodotto finito diventano altamente tossiche. Un caso noto è quello del glifosate, molecola caratterizzante del pesticida della Monsanto Roundup. Proprio per la delicatezza di questo settore il mercato dei diserbanti è un bersaglio sensibile che va tenuto sotto controllo in maniera particolare. FUNGICIDI CONTRAFFATTI - Da questo punto di vista, l’operazione di sequestri di vasta portata compiuta negli scorsi giorni a Ravenna, da Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane, è un campanello d’allarme. Gli agenti, nell’ambito di un’indagine che prosegue ormai da tempo, hanno sequestrato 25 tonnellate di fitofarmaci provenienti dal Cile, che recavano marchio italiano contraffatto, pronti ad invadere il mercato nazionale. Il sequestro è avvenuto a seguito delle perquisizioni compiute in varie aziende agricole del ravennate, segno che il commercio parallelo di queste sostanze può già appoggiarsi ad una rete ben radicata nella Pianura Padana, che in base ai dati ISTAT figura, a causa della sua agricoltura fortemente industrializzata, tra i maggiori consumatori di fitofarmaci. Questo ultimo capitolo è tra l’altro preceduto da altri episodi, tra cui l’intercettazione di un carico di 40 tonnellate, per il valore di 70mila euro, che ha segnato un punto di svolta nella lunga inchiesta dell’Agenzia delle Dogane Ravennate. LA SALUTE E’ AL SICURO, PER ORA - Mauro Antonio Minguzzi, direttore dell’Ufficio delle Dogane di Ravenna, dichiara che “non siamo ancora in grado di fare valutazioni sull’estensione della rete dei traffici a livello nazionale”. L’Ufficio Frodi rassicura: “Quello che abbiamo sequestrato è un fungicida totalmente innocuo per la salute, si tratta banalmente di zolfo solubile in acqua”, sostanza il cui impiego è in effetti consentito anche in agricoltura biologica. “Il prodotto che abbiamo trovato – spiega inoltre Minguzzi – era ‘buono’, cioè di qualità. Il danno in questo caso deriverebbe solo dalla falsa origine italiana, quindi sarebbe principalmente di immagine”. Due sono le tracce da seguire per analizzare il caso: il mercato, e la sicurezza per i prodotti agricoli, che finiscono sulle tavole o diventano cibo per gli animali allevati a scopo alimentare. FITOFARMACI MADE IN ITALY – Per quanto riguarda il primo punto, gli inquirenti si sono mossi, prima del blitz, incrociando “informazioni estrapolate da numerose banche dati con le risultanze ottenute dall’analisi di documentazione contabile ed extracontabile”. In pratica, lavorando sui documenti di trasporto navale e individuando i casi che sembravano più a rischio. Sono riusciti così ad agganciare le prime maglie del traffico e cominciare a smantellare “analoghi comportamenti illeciti da parte di imprenditori senza scrupoli, che con le loro azioni danneggiano il corretto funzionamento del mercato. I falsi, infatti, rischiano di provocare danni rilevanti a tutte quelle produzioni che rappresentano la punta di diamante del made in Italy nel mondo, minacciando non soltanto il settore agroalimentare, già peraltro fortemente in crisi, ma l’intero sistema economico”. L’INDAGINE - Già dal 2009 l’allora Ministro delle politiche Agricole Luca Zaia aveva dichiarato guerra senza quartiere al traffico di pesticidi contraffatti, riscuotendo però scarso successo. Si può dire che questa operazione rappresenti un colpo durissimo, forse il primo e certamente quello più simbolico, al traffico illecito del settore. Altro indizio importante è la provenienza delle sostanze dal Sud America, elemento che dà la misura di quanto la piazza italiana sia tuttora un ottimo affare che calamita interessi criminali a livello internazionale. “In casi simili è normale che la contraffazione avvenga in paesi emergenti – precisa Minguzzi – che hanno un minor costo del lavoro e delle materie prime. La stranezza di questa vicenda sta nella novità del prodotto; finora ci eravamo imbattuti in traffici di abbigliamento, scarpe, oggettistica. Questo nuovo filone potrebbe indicare una diversificazione del mercato illecito che merita una grande attenzione”. OCCHI APERTI PER LA SALUTE - Ma gli inquirenti tengono il caso sotto controllo anche perché se stavolta il prodotto contraffatto è soltanto zolfo microsolubile, il sommerso potrebbe comprendere veleni molto più pericolosi. “Chiaramente – commenta Minguzzi – finché il problema è solo d’immagine, i rischi della contraffazione sono, a livello di mercato, inferiori rispetto ad altri settori come l’abbigliamento o i prodotti alimentari. Ma se si parla di sicurezza, nel campo dei fitofarmaci i rischi sono ovviamente più seri”. Per questa ragione il concetto di “made in Italy” è importante da proteggere: un vestito con il marchio fasullo è un problema per il commercio, un veleno lo è per la salute di milioni di consumatori. Dato che l’agricoltura industriale, sia convenzionale che biologica, è una zona grigia in cui l’uso di sostanze chimiche non è mai del tutto trasparente, e in cui avvengono illeciti che difficilmente si possono tenere sotto controllo, la presenza di sostanze di origine incerta è un rischio ma anche un danno di immagine che il settore non può permettersi. L’ITALIA DEI PESTICIDI – In base ai dati diffusi dall’Ispra, in Italia, “i prodotti fitosanitari sono distribuiti sul 73% della Superficie agricola utilizzata (SAU) (la fonte proviene dall’ISTAT e si riferisce al 2001). Per quanto riguarda l’evoluzione delle quantità negli anni, per i fitofarmaci valgono le stesse considerazioni fatte per i fertilizzanti: da un lato si registra una contrazione delle quantità di principi attivi contenuti nei prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo (76,3 milioni di kg nel 2001, 10% in meno rispetto al 1997), dall’altro lato un aumento della quantità distribuita per ettaro di superficie trattabile (8,3 kg/ha nel 2001, 52,6% in più rispetto al 1997)”. Il dato aggiornato al 2009, sempre proveniente dall’ISTAT, vede distribuiti nell’anno in agricoltura 147,5 mila tonnellate di prodotti fitosanitari e 74,2 mila tonnellate di principi attivi. Una lieve flessione che è certo incoraggiante. E tuttavia, dei pesticidi non si può fare a meno. AGRICOLTURA TOSSICODIPENDENTE - I fitofarmaci “si sono imposti come parte insostituibile dell’agricoltura in seguito alla sua standardizzazione. La meccanizzazione delle tecniche di semina e di raccolta, la monocoltura adottata in vaste aree, omologazione del patrimonio genetico delle piante destinate alla coltivazione, sono tutti elementi che hanno impoverito e ridotto drasticamente l’ecosistema delle zone coltivate, rendendolo estremamente semplificato, caratterizzato da una instabilità similare a quella degli ecosistemi immaturi, che ancora non hanno trovato un assetto stabile”. Così il rapporto di Greenpeace, “Il comparto dei fitofarmaci in Italia”, datato ma tuttora ricco di spunti, definisce il contesto nel quale si dipana il mercato del pesticida di sintesi. UN MERCATO DESTINATO A MORIRE? – Le cifre parlano chiaro, la tendenza all’uso dei veleni in agricoltura si sta lentamente invertendo, lasciando spazio a forme di lotta cosiddetta “integrata”, che abbina cioè l’uso di pesticidi chimici a quello di sostanze non dannose, come per esempio lo zolfo sequestrato dalla Finanza e dalla Dogana di Ravenna. Il professor Gianumberto Accinelli, entomologo del dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali dell’Università di Bologna, è impegnato nello studio di sistemi alternativi per la coltivazione, anche industriale, di piante utili a scopo alimentare (e non solo). E’ lui che ci spiega il concetto di “lotta biologica”: “La lotta biologica vuole contrastare la progressiva scomparsa di tante specie animali e vegetali che sta avvenendo a causa dell’industrializzazione e dell’inquinamento, e il suo obiettivo è preservare la biodiversità degli ecosistemi.I maggiori nemici degli insetti utili sono ovviamente gli insetticidi, in particolare i neonicotinoidi. ECOSISTEMA MINACCIATO – Ma anche l’agricoltura industriale – continua Accinelli – che elimina tutta la varietà di piante spontanee in favore di poche specie utili come il grano, il mais o gli alberi da frutto, distrugge l’habitat degli insetti e di molti altri animali. Teoricamente tutte le colture agrarie potrebbero essere difese con metodi di agricoltura biologica, cioè senza uso di pesticidi, tuttavia questo è molto difficile e costoso, quindi la strada più probabile è quella di una coltura integrata, che abbini i due metodi. Infatti non siamo contrari a priori agli insetticidi, ma solo al loro impiego irrazionale ANIMALI UTILI – La lotta biologica – conclude – si avvale di alleati come le piante e gli insetti utili. Questi ultimi si dividono in due categorie: i pronubi, cioè quelli impollinatori, di cui ad esempio fanno parte le api; e gli insetti che si nutrono di parassiti, come le coccinelle”. Il punto di vista dello studioso del mondo animale si incontra con l’analisi dell’impatto dei pesticidi sul mondo vegetale. Per orientarsi in un sistema complesso come quello dei fitofarmaci, che comprende ricerca scientifica, economica ma anche sociale ed etica, bisogna adottare un approccio integrato. Che tenga conto delle opportunità ma anche dei rischi altissimi dell’impiego di queste sostanze. PESTICIDI (PERFINO) NEL PIATTO – La velata allusione del direttore dell’Agenzia delle Dogane alla possibile differenziazione del mercato del falso dovrebbe far riflettere. A partire da un caso circoscritto, ci si trova davanti a un fattore di rischio estremamente preoccupante. I pesticidi, infatti, sono destinati per la maggior parte all’industria alimentare, e molte sostanze finiscono in tavola a causa della mancanza di controlli. In quest’ambito, Legambiente svolge un’utile funzione di monitoraggio e divulgazione tramite il rapporto annuale “Pesticidi nel Piatto”. I DATI DI LEGAMBIENTE – Nell’ultimo dossier, relativo all’anno passato, si legge che: “Rispetto allo scorso anno, le analisi hanno evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici. A fronte di una lieve diminuzione dei campioni analizzati (8560 contro gli 8764 del 2008), la percentuale delle irregolarità si mantiene pressoché stabile e pari all’1,5% (era 1,2% nel 2008). Maggiore, invece, è la presenza dei campioni multi residuo, pari al +3% rispetto allo scorso anno”. Se l’aspetto che colpisce di più è proprio quello dell’inquinamento alimentare, bisogna considerare molti altri fattori di rischio, dall’inquinamento atmosferico a quello delle acque. Il caso di Ravenna inaugura, in questo senso, l’attenzione verso un presunto nuovo settore di traffici illeciti, quantomai preoccupante perché denso di risvolti pericolosi sia per l’uomo che per l’ecosistema. Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/130769/in-difesa-del-veleno-made-in-italy/1/
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