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SENTIRE L’ARIA
LA STORIA DI ANDREA GIOVANE BERGE’
Quando si pensa al Biellese viene subito in mente l’industria
tessile che qui affonda le sue radici nel XVIII° secolo. Ad essa
è sempre stata collegata la figura del bergè, come viene
chiamato in questi luoghi, il pastore vagante che con il suo gregge
di pecore biellesi, animali forti e rustici, attraversa territori sconosciuti
ai più, arrampicandosi sui pendii dei monti in estate e cercando
gli ultimi prati disponibili in inverno ai margini dei centri abitati,
negli spazi di prato che l’industria e l’edilizia hanno
oggi inesorabilmente sottratto loro nel tempo. La crisi nel settore
tessile del biellese, da qualche anno occultato dall’effetto della
globalizzazione e prevaricato dai prezzi a basso costo provenienti da
paesi emergenti come la Cina, deve spingersi verso un nuovo modello
economico; deve mirare a prodotti di qualità e ha bisogno di
reinterpretare e sviluppare le storiche tradizioni che collegano sia
il settore tessile che l’artigianato e la pastorizia con questo
territorio.
La figura del bergè non è ancora tramontata in questi
luoghi, giovani pastori stanno cercando di portare avanti questa antica
tradizione e il biellese deve sostenerli se non vuole perdere un pezzo
della sua storia e della sua economia.
Andrea, oggi 19 anni, è adolescente quando decide di abbondonare
definitivamente gli studi per intraprendere questa professione.
I banchi di scuola creano in lui solo disagio e distrazione, inizia
le scuole superiori presso l’istituto di agraria ma qualcosa dentro
di lui si sta già muovendo, qualcosa che scalpita e che vuole
portarlo su tra le nuvole, sulle montagne a sentire l’aria, gli
animali e la Natura in tutta la sua essenza. Tutto il suo essere è
attratto dai boschi, dalle lunghe passeggiate con il nonno a cercare
castagne, funghi, a scoprire i bellissimi luoghi dove è nato,
la sua terra. Così un giorno Andrea dice basta e conosce Niculìn,
icona dei pastori biellesi, e viene istruito, “iniziato”
al mondo del pastore vagante finchè diventa indipendente e lascia
il vecchio pastore portando con sé il suo nuovo gregge. Andrea
diventa adulto, compie 18 anni.
La sua storia viene seguita per quasi due anni da un regista Manuele
Cecconello, un cameraman Claudio Pidello e un fotografo Andrea Taglier.
Nascono così un film ed un libro fotografico che documentano
e raccontano in modo discreto e sincero questa bellissima storia di
Andrea e del suo passaggio da ragazzo a uomo. Il garzone del vecchio
pastore che diventa bergè e conquistata la sua indipendenza possedendo
un gregge tutto suo in cui è lui a decidere finalmente. Quella
di Andrea non è infatti una fuga, ma una scelta consapevole e
coraggiosa che lo porta alla scoperta del suo vero mondo interiore,
un viaggio spirituale, Andrea scopre se stesso e sono la Natura e gli
animali a risvegliarlo dalla noia e dalla abnegazione di sé che
la scuola e il mondo moderno offrono ai giovani del nostro tempo. Essi
si sentono perduti senza futuro e senza risorse, non sanno chi sono
e quale è il loro ruolo nel mondo. Andrea è diverso, lui
si sente in paradiso lassù nelle sue montagne, nelle sue terre,
in compagnia delle sue bestie e di tutta la Natura che lo circonda.
Ho conosciuto Andrea pochi giorni fa, la sua storia mi
aveva davvero colpito e volevo incontrarlo, così accompagnato
dal fotografo A. Taglier ci rechiamo sul posto dell’appuntamento.
Birba, il cane tutto pezzato che fa da guardia alle pecore, ci viene
incontro ma del ragazzo non c’è traccia sta aiutando un
allevatore che è alle prese con un parto difficile.
Finalmente arriva e fatte le dovute presentazioni posso iniziare la
mia chiacchierata con lui:
- Ciao Andrea, uno immagina il pastore vagante tra bellissimi prati
e invece che succede?? (siamo infatti dietro ad un capannone industriale,
un lembo di terra attraversa due cantieri edili posti ai lati)
- Andrea. – Pensa che devo pure pagarlo questo posto! Ma tra poco
mi sposto, le bestie hanno già pascolato tutto su questo prato.
Manca la terra in pianura, vedi quel cantiere laggiù l’anno
scorso non c’era e neanche quello. Ogni anno è peggio,
anche chi ha i pascoli se ne approfitta. Quest’anno i prezzi sono
40 euro per giornata ( una giornata piemontese corrisponde a circa 3800
m2) e io che ho 210 pecore posso farle pascolare solo un giorno su un
pezzo così. In totale per questo inverno spenderò più
di 2000 euro! In estate è più facile sei su in montagna
e arrivo ad avere più di 400 capi. Inoltre ho due asini che mi
aiutano a trasportare cose e gli agnellini appena nati che non possono
sostenere il cammino delle madri e poi ho delle capre, le uso perché
a volte può capitare che nascano due agnellini e dopo aver bevuto
il colostro il più piccolo viene abbandonato dalla madre, così
se la capra ha il latte mangia da lì altrimenti gli do io il
biberon.
- Quindi c’è poco spazio per i pascoli e i prezzi sono
aumentati, e gli altri pastori cosa dicono?
- I prezzi sono praticamente raddoppiati nel giro di un anno. Io sono
una persona onesta ma c’è chi se ne frega e fa pascolare
gli animali dove hanno seminato, magari vanno anche a fargli la multa
ma costa comunque meno pagare la multa che l’affitto della terra,
ti rendi conto a che punto siamo arrivati!?! Può capitare anche
a me di far mangiare e riposare un attimo gli animali su un pezzo di
qualcuno, ma non ci passo di certo la giornata e di sicuro non mando
le mie bestie dove qualcuno ha seminato, quello è il lavoro di
un’altra persona, il reddito per la sua famiglia e bisogna rispettarlo.
- Conosci altri giovani pastori della tua età e che rapporto
c’è tra di voi?
- Si, siamo in quattro, gli altri hanno dai 17 ai 19 anni come me. Ma
sai alla fine io magari voglio far incrociare un tipo di montone che
piace a me per seguire certe caratteristiche, ma per un altro può
essere diverso. Questo è solo un esempio sai ognuno fa un po’
come vuole e cerca di fare i suoi interessi.
- Quindi sostieni che ci sia molto individualismo tra di voi? Non collaborate
insieme, non vi date una mano?
- Si ognuno fa il suo. Può succedere che io ti dia una mano ma
poi quando ho bisogno io non viene nessuno, succede anche questo. Anche
per dire negli orari, magari c’è chi vuol portare le bestie
al pascolo alle 10 chi alle 12. Alla fine siamo un po’ ognuno
per i fatti propri. C’è comunque un ragazzo che viene ad
aiutarmi ogni tanto, gli do qualcosa quando posso, vedi oggi devo attraversare
quello stradone con il gregge per portare le bestie al pascolo, ti immagini
se fossi da solo questa sera quando inizia a fare buio? La gente non
capisce il nostro mestiere, pensa che gli facciamo perdere del tempo
perché devono fermarsi con la macchina ad aspettare che passiamo
noi.
- E con i vecchi pastori? E il Niculìn?
- C’è qualche vecchio ancora magari ci si incontra ma non
ci sono rapporti di collaborazione stretta. Con il Niculìn non
ho più contatti le nostre strade hanno preso percorsi differenti.
Loro hanno una mentalità vecchia, anche con il rapporto tra le
persone (intende quelle delle città), noi giovani dobbiamo avere
un atteggiamento diverso, più aperto e disponibile verso la gente,
oggi fare il pastore è diverso rispetto agli anni di quella generazione.
- Su che cosa è basato il reddito della tua azienda e come va
il tessile?
- La maggior parte del reddito è basato sulla vendita di agnelloni
castrati, quando raggiungono i 70-90 kg li vendo. Poi inizierò
a prendere i contributi. Con il tessile abbiamo realizzato indumenti
tipici come il tabar che è andato bene, dei tappetini scendiletto
e altro però sono cose che non vendi tutti giorni. (La lana delle
biellesi è una buona lana ma è una lana che punge, chi
se la metterebbe oggi una canottiera fatta di lana?).
- Ma tu mangi carne di pecora? Mi raccontava Andrea Taglier che avete
fatto anche un salame di pecora e la mocetta.
- Ma non mi piace tanto, la mangio 2-3 volte all’anno. Sì
abbiamo fatto questo salame, ma anche in questo caso i costi e i permessi
sono troppi, alla fine spero di recuperare i soldi che ho investito.
- Cosa pensi dei contributi? Non pensi che la UE abbia creato un’agricoltura
di sussistenza invece di contribuire allo sviluppo di una nuova agricoltura
comunitaria?
- Sono d’accordo con te, purtroppo tutta l’agricoltura e
non solo la pastorizia si basa molto su questi contributi e se venissero
tolti molti non ce la farebbero a continuare. Non sono riusciti a fare
niente di concreto. Non hai idea della mole di carta che bisogna fare
in questo paese per le attività agricole. E nessuno ti sostiene
davvero. Basta pensare al salame di pecora che stiamo sperimentando,
troppi soldi da investire, troppa carta, perché nessuno mi aiuta
a valorizzare un prodotto tipico come questo in modo davvero efficace?
- Sei stato in Valle d’Aosta questa estate?
- Si è stata una bellissima esperienza, un lungo viaggio, duro
e pericoloso, perché lo fai a piedi con le tue bestie, ma io
amo la montagna e camminare e la Valle d’Aosta è particolarmente
bella. La prossima estate andrò di nuovo e poi mi danno dei contributi
per tenere rasati i prati delle piste, così se devono sparare
neve con i cannoni questa si attacca meglio, per loro è un buon
investimento e anche per me.
- E’ stato un piacere conoscerti Andrea e grazie del tuo tempo,
in bocca al lupo! Di cuore.
Al termine del film Andrea fa una riflessione sul raggiungimento
del suo obiettivo che era stare in montagna con i suoi animali e spiega
che cosa è per lui questo sentire l’aria. Ho deciso quindi
di riportare, il più fedelmente possibile adattandole ma senza
cambiarle, le esatte parole di Andrea che nell’insieme sembrano
una vera e propria poesia.
SENTIRE L’ARIA
Quando arriva il bel tempo
E si alza il vento
Quell’aria che porta via le nebbie
Rivivi la giornata in bellezza
Sentendo l’aria
Non so come spiegare
È l’aria che trasmette tante cose
Come è la vita
Come se entrassi in un altro mondo
E dentro quel mondo c’è solo la bellezza
Vivi quel momento come se fosse un sogno
Quando finalmente ti siedi sul prato vicino ai tuoi animali
e senti l’aria che ti arriva sul viso
Ti senti come arrivato in paradiso
Ma io non so cosa provano le bestie in quel momento.
Andrea
Stefano Cattapan Sportello informativo di Biella
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