| IDEE PER UNA
MANOVRA FINANZIARIA EQUA La situazione dei conti degli Stati europei è a un bivio. Il debito pubblico continua a salire, la ripresa non arriva né ci sono segnali di una inversione di tendenza, le manovre finanziarie sono tutte improntate al rigore dei conti pubblici, il che è giusto, ma trovano denaro soprattutto aumentando le tasse sul reddito, cosa che, in una situazione di stagnazione recessione come quella che sta passando l'Europa intera dalla crisi del 2007, ha effetti assolutamente deleteri sia sul piano economico che sul piano sociale. Il cancelliere tedesco Merkel ed il Premier francese Sarkozy, hanno avvertito che il momento è straordinario e che sono necessari provvedimenti straordinari per porvi rimedio. Hanno, pertanto, proposto l'istituzione a livello europeo, con l'idea di estenderne poi l'applicazione a tutto il mondo, della Tobin tax, un'imposta sulle transazioni finanziarie che va colpire e regolamentare soprattutto la speculazione, riducendo drasticamente quel vortice di transazioni che hanno portato i volumi delle attività finanziarie nel mondo ad oltre 651.000 miliardi di dollari, diverse volte il PIL del mondo, e generando flussi di imposta decisamente rilevanti anche in presenza di una drastica riduzione dei volumi. Il messaggio di Merkel e Sarkozy è chiaro: la finanza ha generato il problema e la finanza deve risolverlo con le sue risorse. Anche perché nella società non ce ne sono altre sufficienti per avviare una soluzione definitiva, ovvero una consistente riduzione del debito che non porti con sé una recessione che comporterebbe, al contrario, una ulteriore crescita del debito. E per giunta, le risorse del mondo finanziario sono notevoli. Chi ha letto i miei scritti sa che propugno da tempo una tassazione sulle attività finanziarie, anche ben più estesa della Tobin Tax, ed un sistema finanziario che ci faccia uscire dalla spirale perversa del debito. Non ne parla quasi nessuno, ma non è difficile capire che è profondamente ingiusto un sistema fiscale che tassi con aliquote che raggiungono anche l'80% il reddito delle persone fisiche, mentre le rendite finanziarie pagano al massimo la cedolare secca del 12,50%. È chiaro che un sistema siffatto comporta un trasferimento di ricchezza continuo dal mondo del lavoro a quello della finanza, che con il tempo diventa sempre più veloce e consistente. Lo strumento principale che ritengo sia necessario introdurre è il denaro a tasso negativo insieme al reddito di cittadinanza, per sostenere allo stesso tempo ed in maniera equilibrata gli investimenti e la domanda da questi generata ed uscire dalle ingiustizie e dagli squilibri causati dall'economia del debito, e pertanto ogni imposta che colpisca la ricchezza finanziaria va nella direzione giusta. Tuttavia, l'introduzione di una Tobin Tax è un buon inizio per riformare il sistema finanziario. Le polemiche sul fatto che una Tobin applicata in un solo paese sarebbe inefficace sono assolutamente sterili. In Inghilterra si applica da anni una stamp tax dello 0,5% sull'acquisto di azioni quotate che genera entrate per circa 8 miliardi di euro l'anno e non mi sembra che il mercato inglese abbia subito gravi conseguenze da questa imposizione fiscale. Una Tobin Tax dello 0,5% su ogni transazione finanziaria applicata al mercato italiano, potrebbe generare ricavi di imposta per oltre 5 miliardi di euro l'anno, considerando anche l'ipotetica riduzione degli scambi indotta dall'applicazione della tassa. Naturalmente l'imposta dovrebbe poi essere armonizzata con quella che sarà stabilita a livello europeo, poiché è fuori di dubbio che, nonostante le resistenze fortissime delle lobbies finanziarie, alla fine la tassa verrà istituita. Non solo perché è ragionevole, oggi come lo era quarant'anni fa quando per la prima volta fu formulata da James Tobin, ma soprattutto perché non c'è un'alternativa seria per sopperire alla mancanza di mezzi finanziari da parte degli Stati europei, anche di quelli più virtuosi sul piano della correttezza della spesa pubblica come Francia e Germania. Ma le imposte sulla ricchezza finanziaria non si esauriscono
con la Tobin Tax. I dati italiani sono che il totale degli strumenti
finanziari supera i 12.000 miliardi di euro e di questi, oltre 800 miliardi
sono i depositi liquidi. Ritengo che l'applicazione della Tobin Tax debba essere accompagnata da altre imposte sulla ricchezza finanziaria, articolate in modo tale da indurne i possessori ad effettuare investimenti adatti a rilanciare l'economia. E se la Tobin Tax riduce, anche in misura considerevole, la speculazione finanziaria, essa non garantisce alcunché su un diverso utilizzo della ricchezza. Paradossalmente, anzi, i possessori di liquidità potrebbero trattenerla senza effettuare alcun acquisto, in attesa dell'occasione giusta per un'operazione che gli assicuri un risultato utile al netto della tassa. In altri termini, il rischio è che la Tobin Tax rafforzi la trappola della liquidità in cui le economie occidentali, con maggiore (Giappone) e minore (Europa in genere) livello si sono cacciate. Occorre quindi affiancare alla Tobin Tax delle imposte che inducano i possessori di ricchezza finanziaria ad investirla in modo da rilanciare l'economia, da colpire la rendita passiva e la speculazione e premiare gli investimenti. A prescindere dal momento contingente che richiede uno sforzo straordinario per il riequilibrio dei conti, deve essere necessariamente tenuta in considerazione la necessità di rilanciare gli investimenti che lo svolgimento della crisi ha fortemente penalizzato. Si può quindi ipotizzare un meccanismo di recupero dell'imposta versata per gli investimenti che generano occupazione aggiungendo a questo recupero anche un contributo per l'investimento. Il meccanismo potrebbe essere articolato in questo modo. Ipotizziamo un'imposta generale straordinaria sul possesso
degli strumenti finanziari dello 0,3% che, insieme alla Tobin sulle
transazioni finanziarie dovrebbe generare un flusso di 46 miliardi in
due anni, sufficienti a coprire le necessità della manovra. Questa
imposta potrebbe anche non essere limitata alla contingenza attuale
che richiede interventi straordinari, ma si può pensare ad istituirla
stabilmente in una misura tra lo 0,05% e lo 0,1%, al fine di generare
flussi di cassa da utilizzare per gli investimenti. Un'imposta del genere dovrebbe essere applicata su tutti i conti correnti, ma di fatto andrebbe a colpire le grandi concentrazioni di capitali per indurle all'investimento. Infatti, il cittadino che possiede un deposito liquido di 100.000 euro per la propria tranquillità, può ben sopportare un'imposta di 2.000 euro l'anno o di 5 euro al giorno senza stracciarsi le vesti. Oltretutto il piccolo risparmiatore non possiede in genere più di 10/20.000 euro liquidi sul conto “per ogni evenienza” e, per effetto degli interventi che descriverò appresso, non andrebbe di fatto a soffrire alcuna perdita dall'applicazione dell'imposta. Un investitore, persona fisica o giuridica, investe in
una attività di una azienda non quotata (poiché in tal
caso sconta la Tobin dello 0,5%) una somma che ipotizziamo di €
10.000.000. L'investimento può avvenire sia mediante un aumento
di capitale di una società esistente, sia mediante il conferimento
di capitali liquidi in un'attività condotta da persone, sia mediante
la costituzione di un nuovo soggetto giuridico o comunque una qualsiasi
iniziativa imprenditoriale. Il timore che un'imposta sui depositi di c/c possa causare
una corsa agli sportelli a prelevare contante è del tutto insussistente,
poiché le restrizioni sull'uso del contante e sui prelievi sono
tali da scoraggiare qualsiasi iniziativa del genere. D'altra parte le
banche applicano già una sorta di imposta ai prelievi in contante,
sia allo sportello (da 1 a 3 euro per operazione) sia al bancomat (in
genere un euro) e non sembra che questo prelievo forzoso - e del tutto
ingiustificato da parte delle banche - abbia scatenato ondate di panico
o di proteste. A tal proposito si potrebbe anche regolamentare per legge
tale prelievo e trasformarlo per buona parte in imposta, considerando
che le banche non affrontano in pratica alcun costo a fronte di tali
versamenti. Questa imposta ed il contributo agli investimenti potrebbe
essere accompagnata da una previsione di riduzione proporzionale della
spesa pubblica in funzione della ipotetica riduzione di gettito per
i nuovi posti di lavoro creati. Ad esempio, se con l'imposta si creano
nuovi posti pari al 2% del totale degli occupati, la spesa pubblica
dovrebbe essere ridotta del minor gettito teorico per l'Irpef dei nuovi
dipendenti pari all'1,4% del totale delle tasse che lo Stato ricava
dall'applicazione dell'Irpef. In realtà, come dicevo sopra, è
probabile che un'imposta del genere non comporti alcuna riduzione di
gettito, poiché appunto, favorisce la creazione di nuovi posti
di lavoro, ma in ogni caso potrebbe essere un buon modo per introdurre
il principio per cui ad ogni riduzione del gettito debba corrispondere
una riduzione della spesa pubblica. Un utilizzo più incisivo
dell'imposta sulla liquidità giacente, potrebbe essere quello
di costituire contemporaneamente un conto per ciascun cittadino, identificato
tramite il Codice Fiscale e gestibile come una carta prepagata, sul
quale lo Stato, esaurita la fase di emergenza, faccia confluire un parti
uguali il ricavato dell'imposta. I conti sarebbero gestiti direttamente dal Ministero dell'Economia
in convenzione con il sistema bancario, per cui il prelievo delle somme
potrebbe essere effettuato presso qualsiasi bancomat o sportello a costi
convenzionati (e ovviamente, molto ridotti). In pratica, il tesserino
del Codice Fiscale, potrebbe fungere anche come carta di credito ricaricabile
solo dal Ministero dell'Economia ed utilizzabile solo in Italia (o in
Europa). Queste erogazioni vanno a favore di tutti i cittadini e non
solo di determinate categorie, sia per introdurre un principio di reddito
di cittadinanza, sia per il notevole risparmio di costi che comporta
una gestione generalizzata. 1) Un'imposta straordinaria dello 0,3% su tutti gli strumenti
finanziari che genera una entrata di oltre 36 miliardi di euro; A tal fine: Dalle imposte previste nei punti 1) e 2) può derivare
un gettito di 46 miliardi, sufficienti a coprire la previsione di manovra
finanziaria necessaria per giungere al pareggio dei conti di bilancio.
Dall'imposta di cui al punto 3) deriva un rilancio degli investimenti
ed un supporto alla domanda.
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