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L’Unione Europea si divide sul vino biologico
Il Comitato di regolamentazione
dei 27 per il biologico ha deciso di rinviare a una prossima riunione
il voto sul progetto della Commissione Europea per regolamentare la
produzione di vino biologico in Europa. La proposta è stata esaminata
il 18 maggio dai rappresentanti dei 27 per il settore e una maggioranza
di Paesi (essenzialmente del Nord Europa, Francia compresa) ha respinto
la proposta di Bruxelles su una presenza di solfiti nel vino pari a
100 milligrammi il litro per i vini rossi e 150 per i vini bianchi e
rosè. Una maggioranza di Stati membri si è invece allineata
su un compromesso presentato da Parigi e Berlino, che suggerisce invece
di autorizzare solfiti fino a 120 milligrammi il litro per i rossi e
170 per i bianchi e i rosè, ossia livelli di poco inferiori a
quelli attualmente consentiti per i vini convenzionali: rispettivamente
150 e 200 milligrammi. In generale, il progetto della Commissione Europea
è stato considerato una base accettabile dai Paesi del Sud dell’Europa
con la sola esclusione del Portogallo, mentre una quindicina di altri
Stati membri lo hanno respinto. Questi ultimi sono spesso Paesi carenti
di sole, che hanno bisogno dei solfiti (ossia dell’aggiunta di
anidride solforosa che è un antiossidante) per stabilizzare il
vino, oltre che dello zucchero per alzarne la gradazione alcolica.
Il vino biologico, sotto il profilo commerciale, rappresenta una nicchia
di produzione ancora tutta da sfruttare, e i Paesi del Nord Europa vogliono
essere presenti su quel mercato ma non possono fare a meno dei solfiti.
La proposta della Commissione europea pone problemi anche sul trattamento
termico per la produzione di succhi d’uva (è il caso della
Francia), oltre che per certe deroghe “in bianco” che alcuni
Stati membri vorrebbero ottenere da Bruxelles e che l’Italia respinge
con forza. Il dossier tornerà a giugno sul tavolo del Comitato
Europeo.
Il Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan ha annunciato che
affronterà la questione in un incontro con il Commissario dell’Unione
Europea Dacian Ciolos. “Il rinvio deciso a Bruxelles sul regolamento
per il vino biologico dimostra che in Europa non c’era ancora
l’unanimità di vedute sui parametri qualitativi del vino
biologico, tra cui i solfiti. I Paesi europei del Centro-Nord non l’hanno
ancora avuta vinta e questa proroga ci permette di sostenere le tesi
italiane, che puntano su un vino biologico con caratteristiche qualitative
ben distinte dal prodotto convenzionale. L’Italia chiede, in particolare,
di stabilire un contenuto inferiore di solfiti per non ingannare i consumatori
quando scelgono di consumare bio”.
[Fonti: Winenews, 18/05; ASCA, 18/05]
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