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La siccità, gli incendi
e il grano in Russia
Articolo originale di Lauren Goodrich, tratto dal sito www.stratfor.com
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI
Tre crisi interconnesse si stanno abbattendo sulla Russia simultaneamente:
le temperature più elevate registrate in Russia negli ultimi
130 anni; la siccità più diffusa degli ultimi tre decenni;
ed enormi incendi che sono dilagati attraverso sette regioni, Mosca
compresa.
La crisi minaccia il raccolto di grano in Russia, che è uno dei
maggiori esportatori di grano del mondo. Non è la prima volta
che la siccità in Russia impatta negativamente sul raccolto del
grano, un bene di importanza critica per la tranquillità nazionale
di Mosca e per la politica estera. Nonostante la gravità del
caldo, della siccità e degli incendi, la produzione di grano
di Mosca coprirà la domanda interna della Russia. La Russia userà
la situazione per riunire i suoi vicini in un cartello del grano.
Una storia della siccità e degli incendi
Allagare le torbiere sembra riportare gli incendi sotto controllo. Il
fumo degli incendi ha tenuto Mosca quasi blindata per una settimana.
La preoccupazione maggiore è per l’effetto degli incendi
– e il perdurare del caldo e della siccità, che ha creato
lo stato di emergenza in 27 regioni – sul raccolto di grano della
Russia, solitamente abbondante, e sulle esportazioni. La Russia è
uno dei maggiori produttori ed esportatori di grano del mondo, producendo
normalmente circa 100 milioni di tonnellate di grano all’anno,
ovvero il 10% della produzione mondiale totale. Esporta il 20 per cento
di questo totale nei mercati in Europa, in Medio Oriente e in Nord Africa.
La siccità ciclica (e gli incendi) comportano la fluttuazione
dei livelli di produzione di grano della Russia tra i 75 e i 100 milioni
di tonnellate di anno in anno. L’entità della siccità
e degli incendi di quest’anno ha indotto i funzionari russi a
rivedere la stima della produzione di grano per il 2010 [prevista essere]
sui 65 milioni di tonnellate, sebbene la Russia abbia 24 milioni di
tonnellate di riserve di grano accantonate – il che vuol dire
che ne avrebbe a sufficienza per coprire tranquillamente la domanda
interna (pari a 75 milioni di tonnellate) persino se peggiorasse la
siccità.
La sfida maggiore che Mosca ha dovuto affrontare negli anni di siccità
e incendi è stata quella del trasporto del grano attraverso l’immenso
territorio russo. La cintura del grano della Russia si trova nella parte
europea meridionale del paese dal Mar Nero verso il Caucaso del Nord
e il Kazakhstan occidentale, delimitata a nord dalla regione di Mosca.
Questa è la regione più fertile della Russia, che è
bagnata dal fiume Volga.
Sebbene la siccità e gli incendi abbiano colipito la Russia degli
ultimi tre anni , non hanno influito negativamente sulla sua principale
regione produttrice di grano. Al contrario, hanno colpito le regioni
nella zona degli Urali che forniscono il grano alla Siberia. Tali incendi
hanno messo alla prova l’infrastruttura del trasporto della Russia,
una delle sue sfide fondamentali. La Russia non ha una reale rete di
trasporto che unisca il suo cuore europeo alla sua estremità
occidentale, eccetto che per una ferrovia, la Transiberiana. E mentre
la sua cintura del grano ha la miglior infrastruttura per i trasporti
del paese, è stata ideata per trasportare il grano verso il Mar
Nero o L’Europa – non verso la Siberia. Il Kremlino ha iniziato
a fare programmi per le sospensioni delle spedizioni di grano per la
Siberia durante i periodi di siccità e incendi del 2007-2009.
Durante questo periodo, Mosca ha stabilito enormi unità di stoccaggio
del grano negli Urali e nelle zone produttrici del Kazakhstan lungo
il confine russo.
La siccità e gli incendi di quest’anno non influiscono
primariamente sulla rete di trasporto della Russia, ma piuttosto sulle
regioni produttrici di grano nella parte europea della Russia, che forniscono
il grosso delle esportazioni di grano della Russia. Queste regioni si
trovano sulla rete di distribuzione verso ovest, con il porto di Novorossiysk
sul Mar Nero che gestisce oltre il 50 per cento delle esportazioni russe.
La Russia si è concentrata largamente sull’essere un maggiore
esportatore di grano, ricavando dall’attività oltre $ 4
bilioni di dollari all’anno per gli ultimi tre anni. Quest’anno
il Kremlino ha annunciato, il 5 agosto scorso che avrebbe temporaneamente
sospeso le esportazioni di grano dal 15 agosto al 31 dicembre. Due ragioni
hanno portato a questa decisione. La prima è il desiderio di
impedire che il prezzo del grano a livello nazionale aumenti a dismisura
a causa di temute carenze . Il mercato russo del grano è estremamente
volatile. I prezzi del grano all’interno della Russia sono già
aumentati di quasi il 10 per cento. (Globalmente, i futures del grano
sul Chigaco Board of Trade sono aumentati di quasi il 20 per cento nel
mese scorso, il salto più alto dall’inizio degli anni ’70).
La seconda ragione è che il Kremlino vuole assicurarsi che le
sue forniture e la sua produzione reggano qualora diminuisse anche il
raccolto di grano invernale. Il grano invernale, piantato alla fine
di agosto, tipicamente reintegra del tutto le forniture di grano russe.
Un ulteriore caldo non normale per la stagione, la siccità o
gli incendi potrebbero compromettere il raccolto di grano invernale,
cosa che porterebbe il Kremlino a ridurre le esportazioni per garantire
che i suoi silos di stoccaggio rimangano pieni.
Il conservatorismo russo quando si tratta di assicurare le forniture
e la stabilità dei prezzi nasce dalla realtà che le adeguate
forniture di grano da lungo tempo sono state considerate sinonimo di
stabilità sociale in Russia. Contrariamente alle altre necessità,
le carenze di generi alimentari innescano instabilità politica
e sociale con scioccante rapidità in tutti i paesi. Come fanno
altri paesi, la Russia fa affidamento sul grano più che su qualunque
altro genere alimentare; le altre categorie di cibi come la carne, i
latticini e le verdure sono troppo deteriorabili perché possa
farci affidamento la gran parte della Russia. La concentrazione della
Russia sulla volatilità del cibo ha una lunga storia. Lenin definì
il grano “la moneta delle monete” della Russia, e impadronirsi
delle scorte di grano fu una delle prime mosse dell’Armata Rossa
durante la Rivoluzione Russa. In questa tradizione, il Kremlino risparmierà
il suo grano prima di cederlo all’esportazione per ottenerne un
guadagno pecuniario. E questo rientra nella strategia economica generale
della Russia di usare le sue risorse come uno strumento di politica
interna ed estera.
Le esportazioni e la politica estera
La Russia è un enorme produttore ed esportatore di una miriade
di beni oltre al grano. È il più grande produttore di
gas naturale del mondo e uno dei maggiori produttori di petrolio e legname.
Il governo russo e l’economia nazionale sono basati sulla produzione
e sull’esportazione di tutti questi prodotti, facendo sì
che il Kremlino controlli – sia direttamente che indirettamente
– tutti questi settori essenziali per la sicurezza nazionale.
A livello nazionale, i Russi hanno accesso alle necessità della
vita. La proprietà del Kremlino della maggior parte dell’economia
e delle risorse del paese dà al governo il vantaggio di controllare
il paese sotto tutti i livelli – socialmente, politicamente, economicamente
e finanziariamente. Quindi, una crisi del grano significa più
che sfamare la gente; va a colpire una parte della generale sicurezza
economica nazionale della Russia.
L’uso da parte della Russia delle sue risorse come uno strumento
è inoltre una parte importante della politica estera del Kremlino.
La sua enorme ricchezza di risorse e la relativa autosufficienza che
ne deriva permette [alla Russia] di proiettare il potere effettivamente
sui paesi che la circondano .... L’energia è stata un maggiore
strumento di questa tattica. Mosca molto pubblicamente ha usato le forniture
energetiche come un’arma politica, sia aumentando i prezzi che
sospendendo le forniture. È anche pronta ad usare una politica
commerciale non-energetica per fini di politica estera, e le esportazioni
di grano rientrano molto facilmente nella scatola degli. strumenti economici
di Mosca.
La Russia sta usando l’attuale crisi del grano come uno strumento
di politica estera persino al di là delle sue stesse esportazioni,
i suoi stessi prezzi e le sue forniture. Ha chiesto sia al Kazakhstan
che alla Bielorussia di sospendere temporaneamente le loro esportazioni
di grano. La Bielorussia è un esportatore minore di grano, e
quasi tutte le sue esportazioni vanno alla Russia. Ma il Kazakhstan
è uno dei primi cinque esportatori di grano al mondo, che produce
tipicamente 21 milioni di tonnellate di grano, di cui esporta oltre
il 50 per cento. La stessa siccità che ha colpito la Russia ha
colpito anche il Kazakhstan, dove si prevede che la produzione sarà
ridotta di un terzo, ovvero 7 milioni di tonnellate.
Il Kazakhstan tradizionalmente esporta nel sud della Siberia, in Turchia,
Iran e negli altri stati centro-asiatici come il Kyrgyzstan, il Tajikistan,
l’Uzbekistan e il Turkmenistan. Per la prima volta, il Kazakhstan
aveva programmato di inviare esportazioni di grano in Asia. Aveva pattuito
di esportare circa 3 milioni di tonnellate di grano in Oriente: due
milioni di queste forniture sarebbero andate alla Korea del Sud e il
resto sarebbe stato diviso tra la Cina e il Giappone. La siccità
ha costretto il Kazakhstan a riconsiderare se può tener fede
a questi contratti oltre a quelli con le sue regioni vicine.
La richiesta della Russia che la Bielorussia e il Kazakhstan interrompano
le esportazioni di grano non sembra primariamente connessa alla preoccupazione
da parte della Russia per le forniture, ma sembra essere al contrario
più politica. I tre paesi hanno formato un’unione doganale
lo scorso gennaio, cosa che ha causato molto trambusto politico ed economico.
Il Kazakhstan ha cercato di suggellare il desiderio del suo presidente
di rimanere riconoscenti alla Russia persino dopo le sue dimissioni,
mentre la Bielorussia si è unita con riluttanza dato che la Russia
controllava già oltre la metà dell’economia bielorussa.
Per Mosca tuttavia, l’unione è stata un tassello chiave
della sua rinascita geopolitica. L’Unione Doganale Russia-Kazakhstan-Bielorussia
non è stata costituita come una zona occidentale di libero commercio,
dove l’obiettivo è di incoraggiare lo scambio reciproco
riducendo le barriere commerciali, ma come un piano della Russia di
ampliare il controllo economico di Mosca sulla Bielorussia e sul Kazakhstan.
Fin qui l’unione doganale ha minato la capacità industriale
della Bielorussia e del Kazakhstan, ancorando ancora di più i
due stati all’economia russa.
Da quando l’unione doganale è in essere, la Russia ha rapidamente
fatto diventare il club uno strumento politico , chiedendo che i membri
si associno ad [azioni] politicamente motivate che prendono come bersaglio
altri stati. Alla fine di luglio, la Russia ha chiesto sia al Kazakhstan
che alla Bielorussia di unirsi ad un divieto [di importazione] del vino
e dell’acqua minerale dalla Moldova e dalla Georgia dopo il perdurare
di diatribe con entrambi i paesi pro-occidentali. La Russia ha aggiunto
un altro livello di richieste in vista delle carenze di grano. Al momento
in cui si scrive [il presente articolo], né Astana né
Minks ha accettato o rifiutato le richieste di Mosca, ad appena un mese
dalla stagione di esportazione del grano.
Data l’attuale produzione russa e le sue forniture di scorta,
la Russia non ha davvero bisogno che la Bielorussia o il Kazakhstan
diminuiscano le loro esportazioni. Al contrario, sta cercando di usare
la siccità e gli incendi per creare un cartello regionale del
grano con i suoi nuovi partner dell’unione doganale. Tutto questo
porta alla domanda sull’altro gigante ex sovietico della produzione
di grano, l’Ukraina. L’Ukraina, che non fa parte dell’unione
doganale, è il terzo esportatore di grano del mondo. Nel 2009,
l’Ucraina ha esportato 21 milioni di tonnellate della sua produzione
di 46 milioni di tonnellate. Essendo stata anch’essa colpita dalla
siccità l’Ukraina ha riveduto la sua proiezione della produzione
e dell’esportazione per il 2010 in ribasso del 20 per cento, con
una riduzione delle esportazioni pari a 16 milioni di tonnellate. Alcuni
temono che l’Ukraina dovrà ridurre ulteriormente le sue
previsioni sull’esportazione. Mosca vorrà molto probabilmente
controllare che cosa fa il suo vicino e grande esportatore di grano,
se dovesse preoccuparsi delle forniture o dei prezzi. Tuttavia, nonostante
le recenti azioni della Russia in relazione alla Bielorussia e al Kazakhstan,
l’Ukraina non ha annunciato pubblicamente alcuni divieti di esportazione
del grano.
Se la Russia vuole esercitare il suo potere politico nella regione attraverso
il grano, deve avere a bordo [anche] l’Ukraina. Se la Russia potesse
controllare le esportazioni di grano di tutti questi stati, allora Mosca
controllerebbe il 15 per cento della produzione globale e il 16 per
cento delle esportazioni mondiali. Kiev ha recentemente cambiato il
suo orientamento politico al passo con Mosca , come si è visto
nelle questioni di politica, militari e nelle diatribe regionali. Ma
questa crisi più recente colpisce un maggiore tassello dell’economia
Ukraina. Vedremo se Kiev piegherà la sua volontà nazionale
per continuare il suo ulteriore intreccio con Mosca.
Lauren Goodrich
Fonte: www.stratfor.com
Link: http://www.stratfor.com/weekly/20100809_drought_fire_and_grain_russia
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI
www.disinformazione.it
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