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LA PUPA E IL SERMONE (PUBBLICATO IN DATA 29/04/2010)
Con il termine “pupa” nell’immaginario collettivo
solitamente si fa riferimento ad un provocante esemplare di mammifero
femmina appartenente al Genere Homo Sapiens Sapiens. In vero se volessimo
ancora fregiarci di questa nomea senza usurparne il titolo, il termine
“pupa” identifica in ambiente scientifico lo stadio incompleto
di un processo di metamorfosi (solitamente animale). Si parla sovente
infatti di “stadio pupale” riferendosi alle mutazioni che
avvengono in natura studiando gli insetti, in cui la “pupa”
rappresenta la muta di una larva. Lo stadio pupale si svolge in uno
stato di quiescenza, talvolta protetto all’interno di involucri
di varia natura all’interno dei quali si verifica il passaggio
da uno stadio giovanile a quello adulto: il classico esempio di uno
stadio pupale è il bozzolo di un bruco (denominato crisalide)
dal quale fuoriesce una farfalla.
Per chi non lo avesse ancora capito il nostro paese sta attraversando
uno stadio pupale. Un lento processo di metamorfosi che lo sta cambiando
su più fronti: il punto interrogativo che dovremmo tutti porci
è quale sarà il risultato finale di questa trasformazione
? Cosa saremo ? Una nuova farfalla oppure un insetto sgradevole e ripugnante
alla vista ? Proviamo a fare alcune considerazioni fuori dal coro, che
tuttavia moltissimi lettori giudicheranno molto scomode, ma non per
questo non veritiere. Il nostro paese sta cambiando in seguito a due
sorprendenti mutazioni, la prima riguardante il fronte sociale e la
seconda quello industriale. Partiamo dalla prima pertanto. Il tessuto
sociale italiano è iniziato a cambiare a seguito di due gradienti
evolutivi che la maggior parte di tutti noi ha accettato con eccessiva
leggerezza: una emancipazione femminile esageratamente controproducente
che ha portato ad eccessi nel costume sociale e nella viat di tutti
i giorni e l'ingresso senza alcun genere di controllo di etnie extracomunitarie
disposte a tutto pur di migliorare il loro poverissimo stile di vita.
Il primo gradiente ha causato la nascita di una fascia sociale (prettamente
maschile) dai mezzi di sostentamento economici molto limitati: sto parlando
di centinaia di migliaia di padri trentenni e/o quarantenni che sono
costretti a pranzare alla Caritas o a ritornare dalla mamma in quanto
il peso degli alimenti alla ex moglie rende impossibile una vita decorosa.
Questo chiaramente ha conseguenze economiche che adesso cominciamo appena
a percepire. In meno di trent'anni la coesione della famiglia tradizionale
italiana (che ha rappresentato uno dei punti di forza del nostro paese
ed anche l'invidia che suscitavamo agli altri) si è, anno dopo
anno, sempre più ridimensionata sino ormai al suo completo annullamento.
I matrimoni “drinkcard” sono all'ordine del giorno: tuttavia
l'emancipazione femminile spinta all'eccesso è costata molto
cara anche alla donna che vede ora nel maschio un partner demosciato
ed insicuro, intimorito dall'idea di intraprendere una relazione seria,
per le possibili implicazioni economiche in caso di default matrimoniale.
Allora si preferisce piuttosto creare un circuito farlocco di relazioni
ed effusioni sentimentali incentrate sulle disponibilità dei
“trombamici” (uomini o donne che si rendono disponibili
per rapporti sessuali a chiamata senza impegni e vincoli di natura sentimentale).
Questo è avvenuto parallelamente in tutti i paesi occidentali,
ma nel nostro gli effetti di questa devoluzione sono stati più
incisivi: i bamboccioni che stanno a casa con la mamma per paura di
un matrimonio che ti metta fuori combattimento fa parte di un pensiero
dominante della nostra epoca. Non voglio esprimere giudizi: ma ognuno
di voi giudichi se si viveva meglio all'inizio degli anni settanta oppure
adesso, chiaramente in termini di stabilità e pianificazione
familiare.
Il secondo gradiente ha invece permesso l'entrata di milioni di individui
extracomunitari, con il solo scopo di offrire loro una occupazione (solitamente
di manovalanza) mal retribuita: questo ha consentito a grandi aziende
e gruppi industriali di sostenere minori oneri per l'attività
manifatturiera ed al contempo ha abbassato copiosamente i livelli reddituali
dei lavoratori italiani. Oltre a questa straordinaria opportunità
economica per le maestranze operaie italiane, abbiamo dovuto assistere
anche alla proliferazione di deliquenza e criminalità dilagante
nelle nostre città. Tutto questo perchè l'integrazione
(che non esiste di fatto) ci è sempre stata disegnata come una
grande opportunità di crescita per il paese. A distanza di anni
abbiamo visto solo crescere la delinquenza, la criminalità, lo
spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione ed il disagio
di chi vive nelle città oggetto di insediamento da parte di queste
etnie.
La seconda mutazione, quella che ci ha portato allo stadio pupale, riguarda
invece la trasformazione del potenziale imprenditoriale ed industriale.
Forse piu che di trasformazione si dovrebbe parlare della polverizzazione
di quello che rimaneva. Il miracolo economico è scaturito perchè
ci siamo messi a produrre e realizzare tutto quello che consumavamo,
dalle automobili alle scarpe. L'attività produttiva era il cuore
ed al tempo stesso la ricchezza del paese: creando posti di lavoro,
generando gettito fiscale e producendo benessere. Da oltre cinque anni
abbiamo intrapreso la strada opposta: smobilizzando le fabbriche ed
importando da fuori quello che un tempo realizzavamo in casa nostra.
Fermatevi un momento a riflettere la mattina quando vi alzate: dal rasoio
ai vestiti, dal lavandino alle sedie del salotto, niente di tutto questo
viene piu prodotto in Italia. Il che si traduce in milioni di posti
di lavoro che mancano all'appello ed in miliardi di euro di gettito
fiscale in meno. Da paese un tempo manifatturiero stiamo diventando
un paese avventuriero. Non ho dubbi che cosa uscirà dalla crisalide.
Con il termine “sermone” si suole indicare un discorso di
ammonimento e/o di rimprovero oppure la predica rivolta ai fedeli da
un pastore protestante all'interno di una comunità cristiana.
In Italia non piacciono i sermoni, nemmeno quando a farli è lo
stesso Benedetto XVI. Stiamo vivendo un mese di profonda tensione finanziaria
a causa del possibile default della Grecia. Quello che poteva sembrare
impossibile due anni fa oggi è una realtà plausibilissima.
Ritengo che anche a voler ascoltare un sermone su quello che potrà
accadere, il tutto rimarrà come sempre inascoltato o mal apprezzato.
Deltronde anche quattro anni fa mi derisero per quello che ipotizzavo
sarebbe accaduto a livello planetario: gli stessi ora mi invitano ai
talk show o mi chiedono di scrivere nel loro quotidiano.
L'escalation finanziaria non lascia molto all'immaginario: dopo Grecia,
Portogallo e Spagna, toccherà all'Italia (e forse anche all'Inghilterra).
Ho già avuto modo di scrivere sull'argomento, la domanda che
tuttavia mi pongo ora è che tipo di Italia si troverà
a reagire ad un momento infelice avendo subito una metamorfosi cosi
radicale, tanto da non riconoscerla quasi più ? La perdita di
coesione familiare unita all’incapacità di una coppia moderna
separata di supportarsi a vicenda in un momento di ridimensionamento
economico, la presenza di individui extracomunitari che sanno come arrangiarsi
(a modo loro) quando la tal azienda delocalizza o fallisce, tutto questo
difficilmente disegna un quadro di conforto sul come verrà affrontata
l’uscita dallo stadio pupale per l’ormai defunto Bel Paese.
Come ci raccontava Dante entrando all’Inferno: lasciate ogni speranza,
voi che entrate.
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EugenioBenetazzo.com
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