| Pesticidi nel piatto, agricoltura
siciliana sotto accusa La strada da percorrere per raggiungere un uso sostenibile dei fitofarmaci è ancora molto lunga. Permangono i problemi del cosiddetto «multi-residuo» cioè, l'effetto sinergico dovuto alla presenza contemporanea di differenti principi attivi sul medesimo prodotto, e quello della rintracciabilità di pesticidi revocati. È quanto denuncia Legambiente nel rapporto annuale «Pesticidi nel piatto», realizzato assieme al Movimento difesa del cittadino (Mdc). Ma i coltivatori replicano: il 98,9% dell'ortofrutta è regolare. Aumentano - per il rapporto di Legambiente - i prodotti contaminati
da uno o più residui di pesticidi (da 27,5 a 32,7%) e nei prodotti
derivati come miele, pane, vino appaiono per la prima volta irregolarità
nel 2,7% dei casi. E solo il 50% della frutta risulta incontaminata
mentre, a 32 anni dalla messa al bando, ricompaiono tracce di Ddt
in un campione di insalata analizzato in Friuli. Sui residui multipli sempre Agrofarma risponde che «ad oggi non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostri l'esistenza di un effetto additivo o addirittura potenziante dei residui multipli, quando questi sono presenti ai livelli riscontrati negli alimenti». Il rapporto «Pesticidi nel piatto», comunque, non è
rassicurante: «Aumentano i prodotti contaminati da uno o più
residui di pesticidi (da 27,5 a 32,7%); salgono anche i campioni irregolari
(da 1,2 a 1,5%). Diminuiscono, di conseguenza, quelli regolari senza
tracce di molecole chimiche (da 71,3 a 65,8%) ma, soprattutto, il
numero dei campioni analizzati, che passano dagli 8.764 dello scorso
anno, agli attuali 8.560 (- 204)». «Tra le verdure il
76,4% dei campioni risulta regolare senza residui a fronte dell'82,9%
nel 2009; 45 sono i campioni fuori legge (1,3% contro lo 0,8% dello
scorso anno), mentre il 22,3% risulta contaminato da uno (15,8%) o
più residui (6,5%, erano il 3,5% nel 2009)». Comunque la Coldiretti parla di una riduzione di frutta e verdura
irregolare sul mercato nazionale di quasi 5 volte in poco più
di 15 anni (dal 5,56% del 1993 all'1,2% dell'ultima rilevazione).
Per Cia-Confederazione italiana agricoltori e Confragricoltura frutta
e ortaggi made in Italy sono sicuri.
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