|
Etichettatura mercati rionali,
MDC: diffusa l’illegalità
Il Movimento Difesa del Cittadino ha presentato il Rapporto sull'etichettatura
di ortofrutta e prodotti ittici nei mercati rionali: circa il 70% dei
venditori esaminati non espone al consumatore tutte le indicazioni obbligatorie
in etichetta
Gran parte dei banchi di ortofrutta e pesce nei mercati rionali è
fuori legge in materia di etichettatura. Secondo il rapporto del Movimento
Difesa del Cittadino, presentato oggi, circa il 70% dei venditori esaminati
non espone al consumatore tutte le indicazioni obbligatorie in etichetta.
L'associazione ha monitorato, nel mese di novembre, oltre 400 banchi
per circa 9mila cartellini nei mercati rionali d'Italia.
"Secondo la normativa europea e italiana- ha spiegato Silvia Biasotto
del Dipartimento Sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino
- è obbligatorio indicare in etichetta le seguenti informazioni:
varietà, origine e categoria per i prodotti ortofrutticoli e
denominazione della specie, metodo di produzione e provenienza per il
pesce. I risultati dell'indagine forniscono un'immagine di diffusa irregolarità
nei mercati rionali: un dato grave visto che si tratta di norme in vigore
da circa 7 anni. A cosa valgono le battaglie delle associazioni di consumatori
sull'indicazione dell'origine se poi le norme in materia non vengono
rispettate?". In particolare, per quanto riguarda l'ortofrutta
ammonta al 34% la percentuale dei banchi in regola (ovvero che espongono
tutte le indicazioni). Valore che sale al 37% per i prodotti ittici.
Per quanto riguarda i contenuti delle etichette è la categoria
del prodotto l'informazione meno diffusa per frutta e verdura, presente
solo nel 43% dei banchi. Segue l'origine: in generale riscontrata in
un banco su due. I venditori monitorati in Calabria indicavano la provenienza
solo nel 16% dei casi mentre in Campania solo nel 22%. Infine, la varietà
era esposta dai venditori in oltre 6 banchi su dieci. Permangono però
regioni indisciplinate, come la Calabria (20%)e la Campania (30%).
L'indicazione meno presente per i prodotti ittici è invece il
metodo di produzione, ovvero se il pesce è stato allevato o catturato
in mare. E' consentito omettere il metodo di produzione solo in quei
casi in cui non vi siano dubbi sulla provenienza del pesce dalla pesca
in mare (pesce azzurro). Questa informazione è infatti esposta
in etichetta solo nel 46% dei banchi esaminati. "Il fatto che il
metodo di produzione sia raramente indicato in etichetta - ha aggiunto
Biasotto - fa pensare che i venditori possano giocare molto sul prezzo
di un prodotto spacciando un pesce di allevamento per un pescato. Un'orata
o una spigola allevate costano poco più di 10 euro al chilo contro
le 30 euro della stessa specie pescata in mare." L'origine è
presente , invece, nel 61% dei casi con punte fino al 100%, nel caso
della Lombardia (Milano), e oltre l'80 % per le Marche e il Piemonte.
Dal punto di vista territoriale si distingue la città di Milano,
che per entrambe i comparti esaminati, presenta tutti i banchi in regola.
La regione più indisciplinata è invece la Calabria: nel
caso dell'ortofrutta la percentuale di banchi in regola è nulla,
mentre è pari al 5% per i prodotti ittici. Segue la Campania
con una percentuale venditori che rispettano la normativa pari al 4%
per l'ortofrutta e all'11% per il pesce.
Di fronte a questa situazione di "illegalità diffusa",
come descrive il Movimento Difesa del Cittadino, come si può
difendere il consumatore? Nel rapporto dell'associazione ci sono utili
consigli per acquisti consapevoli. Innanzitutto leggere e imparare a
conoscere le etichette e gli alimenti stessi. Nel caso del pesce fresco,
ad esempio, l'odore deve essere tenue e gradevole, l'aspetto brillante
e l'occhio in fuori con la cornea trasparente e la pupilla nera. Importante
è anche scegliere prodotti di stagione, più freschi ed
economici, ricordando che anche i prodotti ittici hanno le loro stagioni.
|