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![]() MARZO |
| TITOLI, NOMI E COGNOMI Io fin da piccolo, ho sempre avuto grandi problemi a dare del Lei: del Signore, del Professore, del Dottore, dell’Illustrissimo o dell’Onorevole alle persone che giornalmente incontro. Per me è ed è sempre stato importante e fondamentale, con la persona che incontro, avere un rapporto umano diretto senza filtri e senza maschere, avevo ed ho rispetto per la persona che incontro per quel che è, per come parla e come si comporta e non per il titolo che porta. Per iniziare questo articolo in maniera “leggera” posso dire che ho sempre ritenuto che le persone che amano e/o pretendono di essere chiamati Dott., On., Sig., Prof., Maestro etc. siano un po’ vuote di contenuti propri, esseri che hanno bisogno di una “corazza”, di un “vestito” o di una “scatola” per poter rappresentare fuori artificialmente quello che in realtà non sono assolutamente dentro. Ho conosciuto nel corso della mia vita grandissimi uomini
e donne (non moltissimi) e tutti questi grandi personaggi non hanno
mai voluto essere chiamati Dottore, Signore, Maestro etc., dico mai
assolutamente anche se, se lo sarebbero meritati ed anch’io non
avrei avuto problemi a chiamarli con tutti i titoli disponibili. Noi siamo veramente e solamente ciò che risuona nel nostro nome ed in parte, in piccola parte, molto meno importante, nel nostro cognome. Il nome rappresenta il nostro Io Individuale, il nostro spirito assolutamente unico, eterno ed irripetibile, mentre il cognome rappresenta invece la nostra anima di gruppo, legata alla terra, legata alla nostre discendenze di sangue dei nostri genitori che ci danno il veicolo, il mezzo e la possibilità di poter esplicare la nostra personalissima azione spirituale sulla Terra. Quindi in noi abbiamo già una dualità,
una parte fortemente legata alla Terra, il cognome, che dovrebbe essere
solo il veicolo, il mezzo terreno della parte spirituale e che come
ogni veicolo usiamo e lasciamo nel corso del nostro cammino e che invece
spesso diventa molto di più di quello che dovrebbe essere, oscurando
ed inglobando il nostro nome, lo spirito puro, unico ed irripetibile
che usa il veicolo (cognome) per formarsi ed evolversi legato alle grandezze
senza tempo e senza limiti del mondo spirituale che spesso non usiamo.
Chi invece si fa da solo, chi deve sudare per la sua evoluzione, o parte dal nulla ha decisamente più opportunità di chi può bearsi dell’ereditarietà. Nel titolo invece esiste spesso una buona dose di luciferismo,
di goduria estetica, che da “soddisfazione” anche perché
esiste una buona e folta pletora di “leccaculi e leccapiedi”
che si sbellicano in ogni forma di contorsionismo e servilismo linguistico
per far felici i nostri cari titolati che dai loro centri di potere
possono “dispensare” favori e prebende. Un’altra cosa importante e basilare da considerare è che veniamo sulla Terra per fare il nostro personale lavoro spirituale e per far questo, dobbiamo assolutamente confrontarci con gli altri: la bellezza, l’importanza e la valenza di quello che facciamo ogni giorno non è il risultato raggiunto ma il lavoro che faccio ogni giorno, ogni ora per raggiungere il risultato. Come la musica risulta tra l’intervallo tra un
suono e l’altro e non nel suono singolo, così la grandezza
dell’essere spirituale risulta dal confronto tra esseri umani
e non nell’assurgersi a “divinità terrena”,
divinità nel senso di “di-vino, ovvero ubriaco” Mi viene in mente un esperienza quand’ero soldato a Roma, 30 anni fa: ero appena arrivato ed avevo un sergente che faceva un po’ troppo il capo e che ordinava spesso cose per me senza senso ed un giorno ad un mio ennesimo rifiuto per un ordine stupido mi disse “ricorda che sei solo una “spina” (una recluta appena arrivata) e qui comando io” ed io con la mia candidezza più assoluta gli risposi “ricordati caro mio che io sarò qui per qualche mese, ma tu ci resterai per tutta la vita….” e da allora non mi ruppe più le scatole. Un’altra esperienza carina che ricordo è
quando nel 2000 mi presentai alle elezioni regionali ed alle europee
per un partito che per fortuna oggi non esiste più e quando dovevo
andare a parlare ad incontri con altri candidati le prime volte avevo
un po’ di paura pensando di essere incapace di reggere il dibattito
con loro. Quando poi li sentii parlare, con la nullità dei loro
programmi, se non l’aspirazione alla poltrona, le carenze linguistiche
e grammaticali, mi convinsi veramente che la qualità della classe
politica era veramente vicina allo zero dal punto di vista qualitativo
e ringrazio il fato che per mia grande fortuna non mi fece entrare in
quella accozzaglia di “ego spogli e gonfi”. Come in un tema di italiano il titolo deve servire per
dare l’indicazione per lo svolgimento, così il titolo onorifico
per un essere umano dovrebbe dare i mezzi, le dritte e la via per lo
svolgimento del lavoro, della vita e dovrebbe esserne uno strumento
e non un fine. Ivo Bertaina
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